The Substance: il mito della bellezza
- Anna Maria Ristori

- Jan 13
- 17 min read
«Chi bella vuole apparire un poco deve soffrire»
Con un po' di ritardo rispetto all'uscita della pellicola, ma in tempo per gli Oscar, oggi vi vorrei parlare di The Substance, film del 2024 diretto da Coralie Fargeat, con protagoniste Demi Moore e Margaret Qualley. The Substance ha sconvolto le sale per la sua crudezza, ma ben presto gli spettatori si sono accorti che la tendenza di shock era prettamente maschile. Uomini uscivano scandalizzati e disgustati dai cinema, additandolo come un film gore senza arte né parte, e il motivo è molto semplice. The Substance, con i suoi livelli di interpretazione parla direttamente all'esperienza femminile, incomprensibile al mondo dell'uomo etero cisgender. La corporeità femminile è un universo complesso, crudo e mostruoso che è protagonista del dibattito sociale da secoli.In questa edizione della newsletter voglio guardare a The Substance attraverso il saggio Il Mito Della Bellezza di Naomi Wolf, edito per la prima volta nel 1990 nel Regno Unito e che a distanza di 35 anni è sempre più attuale. Poiché nonostante i cambiamenti nella società e le nuove strade del femminismo, la società utilizza le stesse trappole per ingabbiare le donne in standard estetici tossici.
Prima di passare al mini essay dedicato alle protagoniste della pellicola, ecco la trama di The Substance in brevissimo (attenzione spoiler!):
Elisabeth Sparkle è una ex stella di Hollywood, che come molte dive, con l'arrivo della mezza età ha dovuto reinventarsi. Non più considerata bella e fresca per i ruoli di attrice, Elisabeth crea un format di aerobica in tv a-là Jane Fonda. Ma alla soglia dei 50 anni, diventa troppo vecchia anche per questo. Con la paura di essere rimpiazzata dalla nuova generazione, l'attrice si sottopone ad un esperimento rivoluzionario. Esiste una misteriosa azienda farmaceutica che ha creato ''la sostanza'', un siero che permette attraverso la divisione cellulare, di dare vita a una versione più giovane e perfetta di sé per partenogenesi. Elisabeth dà così vita alla giovane e bellissima Sue, che diventa immediatamente una sensation. Il suo programma di aerobica entra nelle fasce più importanti dei palinsesti, i maggiori talk show se la contendono e Sue viene scelta per presentare lo show di Capodanno di Hollywood. Per le due donne, che in realtà sono sempre una, si scatena l'inferno: entrambe vogliono primeggiare l'una sull'altra, Elisabeth vuole mantenere il suo dominio di matrice, mentre Sue ruba anni di vita ad Elisabeth per restare sulla cresta dell'onda e godersi la gloria, abusando della sostanza. Elisabeth, consumata, muore e Sue, senza la sua matrice non può sopravvivere. Contravvenendo alle regole del siero, usa e getta, si inietta di nuovo la sostanza dando vita ad una creatura mostruosa, il Monstruoelisasue. Sarà il mostro a presentarsi allo show di Capodanno, terrorizzando il pubblico e finendo per morire in una scena splatter quando il suo corpo non riuscirà a resistere e si decomporrà, morendo sulla stella nella Walk Of Fame dedicata ad Elisabeth Sparkle.
Iniziamo dunque a parlare del Mito della Bellezza e della pressione che la società impone alle donne sul loro aspetto fisico, e come tutto è iniziato.Ogni donna, soprattutto nel mondo occidentale, di qualsiasi ceto sociale è infestata nel proprio cuore da una paura che rende la vita invivibile normalmente: la paura di non essere bella per gli standard imposti, di avere difetti fisici, la paura di invecchiare. Paradossalmente sono le donne che appartengono al mondo dello spettacolo, influenti e di successo, a esserne le prime vittime, oltre che carnefici. Il mito della bellezza è oltre che ad un trend sociale una vera e propria arma politica di controllo delle donne. Le industrie delle diete e della skincare scoprono sempre nuovi sistemi per vendere i loro prodotti alle donne, promettendo risultati di bellezza ed eterna giovinezza da una parte, e dall'altra crea sempre nuove insicurezze da nascondere e cancellare. Di conseguenza, c'è un mercato multimilionario che si nutre delle paure e delle ossessioni femminili, senza curarsi delle conseguenze psicologiche.
Questo perché la bellezza femminile è ormai relegata solo al concetto di sessualità e di fertilità. Ma poco o niente c'entrano le donne con il mito della bellezza, frutto del potere patriarcale. Come riporta Naomi Wolf nel suo saggio:
«Prima della rivoluzione industriale la donna media non poteva considerare la bellezza alla stregua delle donne moderne: prima che si evolvessero le tecnologie della produzione di massa (dagherrotipi, fotografie ecc.) la donna era esposta a ben poche immagini al di fuori di quelle fornitele dalla Chiesa. La famiglia era un'unità produttiva e il lavoro delle donne integrava quello degli uomini, per questo il valore delle donne, che non fossero aristocratiche o prostitute, risiedeva nel loro talento lavorativo, nella scaltrezza, nella forza e nella fertilità. L'attrazione fisica ovviamente faceva la sua parte ma la bellezza per come la intendiamo non era un serio problema sul mercato del matrimonio. Il mito della bellezza nella sua forma moderna ha guadagnato terreno dopo i fermenti dell' industrializzazione quando è stata distrutta l'unità lavorativa della famiglia e l'urbanizzazione e l'emergere del sistema della fabbrica hanno richiesto quella che gli ingegneri sociali all'epoca chiamavano ''sfera separata'' della vita domestica per sostenere la nuova categoria lavorativa del ''capofamiglia'' che durante il giorno lasciava la casa per recarsi sul posto di lavoro. La maggior parte delle nostre ipotesi su quello che le donne hanno sempre pensato della bellezza, risale intorno agli anni 30 dell'800, quando si è rafforzato il culto della vita domestica ed è stato inventato il canone di bellezza.»
Vediamo le tre protagoniste di The Substance come vengono influenzate dal mito della bellezza.
ELISABETH SPARKLE
Elisabeth, da ex star di Hollywood in gioventù incarna perfettamente la vittima più basilare del mito della bellezza femminile. Il suo terrore di invecchiare e di perdere persino la possibilità di amare e di essere amata solo perché ''imperfetta'' con le sue rughe è la più classica delle immagini della donna oppressa da questi standard che vogliono la donna eternamente giovane. Giovane perché fertile quindi sessualmente appetibile. Una donna di mezza età perde la sua fertilità e di conseguenza la sua utilità nella società, perché il successo delle donne anche nel mondo patinato dello spettacolo è comunque uno specchietto per le allodole che nasconde l'oppressione patriarcale. Una donna può fare successo, essere ricca, indipendente, perfetta, in apparenza poiché una volta l'uomo non la trova più desiderabile carnalmente per la sua funzione fisiologica riproduttiva, non serve più a niente. La donna, nel mito della bellezza, è comunque relegata sempre al ruolo di madre. Nel suo saggio, Wolf riporta il caso di una ex coniglietta del Playboy Club di New York, licenziata perché aveva perso la sua immagine perfetta, portando alla luce una versa e propria graduatoria per l'assunzione delle conigliette cameriere:
«-Una bellezza impeccabile (viso corpo e cura estrema della persona)
-Una ragazza eccezionalmente bella
-Scarsa (sta invecchiando o ha un problema di aspetto rimediabile)
-Ha perso l'immagine da coniglietta (per età o per un problema di aspetto irrimediabile)
Le controparti maschili [...] che facevano lo stesso lavoro nello stesso posto non erano soggette a valutazioni di nessun genere»
Nel film noi vediamo questo fenomeno con Elisabeth che nonostante sia fisicamente prestante e oggettivamente mozzafiato, viene licenziata perché troppo vecchia alla soglia di 50 anni, da un Dennis Quaid che incarna l'esatta controparte che riporta Wolf.Se alle donne nei posti di lavoro, in ogni settore anche lontano dalle luci della ribalta, viene chiesta una bella presenza e imposta una data di scadenza, per gli uomini questo non vale.E per le donne la fregatura è doppia, poiché nasce poi un doppio standard.Tutt'oggi anche nelle nostri televisioni, nel nostro cinema, le donne giovani e belle vengono considerate di poco talento ma piazzate lì solo grazie al loro aspetto fisico. Ma allo stesso tempo una donna meno curata o ritenuta meno bella secondo gli standard odierni viene massacrata perché di brutta presenza. Tutto questo senza guardare minimamente al talento. La donna bella è bella basta, il suo talento non viene percepito, la donna brutta è brutta e basta, il suo talento viene considerato sprecato.
«Il messaggio era chiaro: le donne lavoratrici più emblematiche del mondo occidentale potevano essere visibili se erano belle, anche se svolgevano male il loro lavoro potevano essere brave professionalmente e anche belle, e perciò visibili ma non avere riconoscimenti per i loro meriti, oppure potevano essere brave ma brutte e perciò invisibili per cui i loro meriti non erano di alcune utilità. Infine potevano essere belle e brave quanto si voleva troppo a lungo, dopo di che invecchiando sparivano»
Le donne non possono mai vincere in ogni caso. Mentre all'uomo, inventore del mito della bellezza, non viene applicato questo sistema. Per i colleghi uomini, l'anzianità è segno di esperienza e rispettabilità, la non cura del proprio aspetto non è minimamente messa in discussione. E al contrario delle colleghe donne, gli uomini non vengono mai costretti più o meno subdolamente a sottoporsi a ritocchini per apparire più giovani. Wolf fa riferimento alle professioniste nel mondo del giornalismo televisivo ed editoriale, rivelando come in realtà il successo di molte donne ritenute potenti sia un abbaglio, poiché la discriminazione di genere e di reddito avviene proprio per colpa degli standard di bellezza. Wolf rivela che una ex redattrice di bellezza di Vogue era costretta a spendere 8.000 dollari all'anno per mantenere il suo aspetto e che ogni professionista del settore devolve fino a 1/3 del proprio stipendio in cure di bellezza. I contratti stessi prevedono l'accantonamento di una parte dello stipendio per l'acquisto di vestiti e per trattamenti estetici. Quindi, anche le poche donne che finiscono per guadagnare tanto quanto i loro colleghi uomini, perdono comunque una parte del proprio guadagno per soddisfare i canoni di bellezza sempre più irraggiungibili.
Elisabeth Sparkle è la rappresentazione più cruda di questo sistema. La vediamo costretta a sottoporsi a un trattamento rischioso per la propria vita perché gli uomini del suo settore la ritengono finita a causa dell'età, nonostante il proprio talento. Uomini che vediamo, principalmente in Dennis Quaid e negli altri impresari televisivi come anziani, esasperatamente disgustosi e languidi nei confronti della versione giovane di Elisabeth, Sue.Per Elisabeth e per la maggior parte delle donne, la menopausa è considerata come la fine della propria vita: l'esaurimento del periodo fertile pare uccidere il proprio senso di utilità nel mondo e questo porta uno shock. La menopausa e l'impossibilità riproduttiva fa sentire la donna persino incapace di essere amata, come vediamo in Elisabeth nella scena di disperazione davanti allo specchio prima di un appuntamento con un vecchio amico, davvero
innamorato di lei, ma lei questo amore non riesce a concepirlo perché non si vede più bella.«Alla minaccia di perdere l'amore si accompagna quella dell'invisibilità. L'età avanzata è il momento in cui si palesa maggiormente la diseguaglianza imposta dal mito. Il mondo è governato da uomini anziani, ma le donne anziane vengono cancellate dalla cultura.»
Per passare alla seconda protagonista della pellicola, dobbiamo attraversare per forza la sostanza. Il mito della bellezza impone la giovinezza, sui social e nel mondo dello spettacolo le donne cercano di restare eternamente giovani, di dimostrare sempre di meno gli anni che hanno. Tra luci patinate, filtri e trattamenti estetici ormai è diventato impossibile vedere una donna dimostrare la propria età e questo alimenta in ognuna l'insicurezza, il senso di inadeguatezza. Il paragone che chi viene esposto a questi standard fa per forza tra se stessa e le donne dello spettacolo porta a credere che il mito sia la realtà, che si sia costrette a seguire questi standard. E quindi, a sottoporsi a trattamenti, a prendere la sostanza.Per far nascere la versione perfetta e giovane di se stesse.
SUE Sue rappresenta il mito della bellezza che opprime le giovani donne del mondo digitale. La sua bellezza è considerata una vera e propria valuta, il suo viso e il suo corpo valgono milioni di dollari per il manager televisivo.Sue, al contrario di Elisabeth è giovane, fertile, sessualmente appetibile e questo in lei viene esasperato nel suo lavoro. Se il format di Elisabeth era prettamente di aerobica e danza, il programma di Sue diventa al limite del pornografico, il suo corpo si muove eloquente, rimarcando l'amplesso nelle sue coreografie. Naomi Wolf ha riportato le dichiarazioni dei dirigenti pubblicitari del Boston Globe, secondo cui le immagini femminili vanno sempre più esasperate e confermano che il cinema e la televisione stanno al momento competendo con la pornografia, la categoria mediale più fruttuosa.Oggi più che mai vediamo come sia sempre più dilagante il fenomeno di OnlyFans, di come il confine tra modella e pornostar sia diventato talmente sottile che quello che per molte, in epoche passate, poteva essere una carriera artistica è diventato una vera e propria necessità. La vendita e la messa in mostra del proprio corpo crea più profitti di qualsiasi altro lavoro e molte giovani e giovanissime entrano in un circolo vizioso da cui è difficile uscire. Non si tratta solo della digital print che assocerà per sempre il loro nome a quello della pornografia pure una volta smesso, quanto della competizione con le altre donne. Per raggiungere il top si deve essere le migliori e le migliori sono le più belle. Perfette ed eternamente giovani, come bambole mai scalfite dal tempo. Per raggiungere questo livello di perfezione inarrivabile le donne ricorrono a interventi chirurgici sempre più estremi e pericolosi, il più delle volte non necessari e invasivi.Il cambio di colore degli occhi, l'asportazione delle costole per avere il punto vita più sottile, la vaginoplastica, il BBL, tutti interventi che non portano alcun miglioramento alla salute di chi li subisce, anzi, al contrario, possono causare a lungo andare effetti collaterali. E tutto questo per seguire mode e canoni che cambiano continuamente e arrivano da oltreoceano. Negli ultimi anni abbiamo visto le sorelle Kardashian e Jenner ad esempio farsi paladine dei corpi curvy, sfoggiando protesi al limite del cartoonesco in fatto di proporzioni, dando il via alla moda dei BBL, dei fondoschiena sempre più esagerati e sproporzionati, ben poco salutari. Come ben poco salutare è stato il loro drastico ritorno ad una magrezza estrema. Nel giro di una manciata di anni si è passati dal fenomeno della body positivity all' heroin skinny, il trend nato nei primi anni 2000, quando attrici e modelle scheletriche a causa dell'uso sfrenato di eroina ad Hollywood erano il canone estetico per eccellenza. Basti vedere l'abuso dell'Ozempic fatto dalle star hollywoodiane che compaiono sui red carpet a distanza di settimane la metà di come erano prima. Il risultato di questi stravolgimenti è surreale da vedere: quasi come se i corpi umani fossero giocattoli con pezzi da togliere e aggiungere a proprio piacimento, come se l'uso di medicinali e l'iniezione di sostanze non necessarie non comporti dei rischi per la salute. Le donne per inseguire degli standard impossibili dati anche dalla situazione economica e politica del momento mettono a repentaglio la propria vita. Ancora una volta le donne, in primis quelle che danno vita a questi nuovi trend sono vittime di un sistema capitalista patriarcale, che pur di non far emancipare le donne veramente a livello economico ed intellettuale le costringe a essere schiave dei canoni di bellezza mascherandoli per libertà. Gli stereotipi cambiano come cambia il vento e sono le case farmaceutiche e di cosmesi a dettarli. Con l'avanzamento tecnologico nasce sempre una ''sostanza'' migliore della precedente, che può renderti la versione migliore di te stessa. Esattamente come succede con Elisabeth e Sue, costrette a rinunciare alla propria salute per rincorrere un ideale di bellezza inarrivabile, per la sola richiesta del sistema dello showbiz. Sue è perfetta e deve restare perfetta, non può avere la minima sbavatura, allora Elisabeth quando riprende il controllo del suo corpo abbonda con i cibi spazzatura, così che la cattiva dieta ricada pure su Sue, che arriva a trovarsi delle cosce di pollo arrosto che le spuntano dai fianchi in una scena che ha fatto empatizzare tutte le donne. Con Sue che circondata dal pubblico continua a controllarsi le gambe e il sedere, con i gesti tipici di quando abbiamo paura di esserci macchiate di sangue durante il ciclo mestruale, una vergogna che riteniamo ancora oggi mostruosa, come Sue che vede dei pezzi estranei uscirle dal corpo.
Sul fenomeno della chirurgia estetica, Wolfe scrive:«Le donne assumono certi farmaci per essere considerate femminili, la donna femminile è snella, passiva, deferente nei confronti degli uomini e non palesa emozioni quali la rabbia, la frustrazione o l'aggressività.»
«Dalla rivoluzione industriale, le donne occidentali della classe media sono state controllate da ideali e stereotipi tanto quanto da vincoli materiali.»«Il concetto delle donne intrappolate nella Mistica della femminilità ci è stato imposto dalla sociologia popolare, dalle riviste e dalla narrativa per mascherare il fatto che la donna nel suo ruolo di consumatrice è stata un elemento essenziale per lo sviluppo della nostra società industriale.»
«Gli uomini guardano le donne. Le donne si osservano mentre sono oggetto di sguardi. Questo determina non solo rapporti tra i due sessi, ma anche il rapporto della donna con se stessa.»
«Nella cultura maschile le donne sono solo belle perché la cultura possa restare maschile. Quando nell'ambito della cultura le donne dimostrano di possedere carattere, non sono desiderabili, è desiderabile invece il personaggio della candida ingenue. Un'eroina bella è una contraddizione in termini poiché l'eroismo riguarda la personalità interessante e mutevole, mentre la bellezza è generica, noiosa, inerte.»
Sue ed Elisabeth, nonostante siano la stessa persona sono in una competizione estrema tra loro. La donna ''anziana'' invidiosa dei successi della ragazza giovane e bella, gelosa del successo dell'altra a scapito del proprio fallimento (in una scena che ricorda il cartone animato Disney di Biancaneve, con una Sue bellissima e dolcissima in televisione, additata da una Elisabeth strega, con i capelli grigi che mescola in un pentolone la mela avvelenata, cibo spazzatura per rovinarle la bellezza) e la giovane che ripudia l'anziana, terrorizzata dal corpo segnato dal tempo che lei cerca in ogni modo di fermare. Nel mondo social come dicevamo prima, le donne si trovano a competere ogni minuto per prevaricare sulle altre, per mostrare e dimostrare di più, per superare la concorrenza. Questo porta a una guerra intestina di una minoranza. Le donne nel sistema patriarcale sono vittime allo stesso modo, eppure si fanno la guerra con il falso obiettivo di venir riconosciute belle, brave abbastanza da essere apprezzate. L'approvazione maschile ha portato le donne da essere compagne e complici a essere nemiche.
«Il mito incoraggia le donne a diffidare le une dalle altre sulla base dell'aspetto fisico, cerca di isolarle da tutte le donne che non conoscono e che non apprezzano personalmente. La donna sconosciuta è inavvicinabile. E' sospetta prima ancora di aprire la bocca perché è un'Altra Donna e il pensare in termini di bellezza insegna alle donne a essere nemiche finché non sanno di essere amiche. L'occhiata con cui le donne estranee si valutano a vicenda è indicativa, una sbirciata veloce e diffidente dalla testa ai piedi che si concentra sull'immagine e tralascia la persona.»
MONSTROELISASUE
Alla fine della pellicola, Sue sbagliando ad usare la sostanza si trasforma in una creatura mostruosa e deforme, un qualcosa che è sia Elisabeth, che lei che qualcos'altro di nuovo, e allo stesso tempo nessuna delle due. Il Monstroelisasue si presenta alla festa di Capodanno in televisione terrorizzando tutti per poi cedere alla natura, all'impossibilità di quel corpo di esistere, in un'esplosione splatter di viscere e liquidi corporei. Per poi morire sulla tanto amata stella ricevuta da Elisabeth da giovane sulla Walk Of Fame. Finché, ridotto a una melma, viene spazzato via come sporcizia la mattina seguente insieme alle foglie e alle cartacce.Come se Elisabeth e Sue non fossero mai esistite.Figure effimere in un mondo che non si ferma mai e che le piangerà un paio di giorni per poi ricominciare da capo con una nuova star del momento.Possiamo fare solo congetture su quello che succederà dopo la morto di Elisabeth e Sue, ma di morti di giovani stelle, vittime del sistema ne abbiamo viste talmente tante che il copione è prevedibile.Telegiornali sconvolti che danno la notizia della morte della nota attrice premio Oscar Elisabeth Sparkle, da tempo scomparsa dalle scene e della promessa dello spettacolo, la bella e giovane Sue al culmine della sua carriera.Per una si poteva fare di più, diranno senz'altro le giornaliste televisive (che vedono i loro stipendi tagliati per sottoporsi a interventi estetici per non perdere il lavoro), Elisabeth era una stella che doveva essere valorizzata di più, eppure era tanto amata ma non ha retto il calo della popolarità. E giù tanti bei discorsi su come le donne mature debbano essere apprezzate di più in un chiacchiericcio ipocrita perpetrato da altrettante vittime dello stesso sistema.Per Sue invece la popolarità avrà dato alla testa, non avrà retto il peso e la pressione, come tante sue precedenti colleghe si è trovata da un momento all'altro con i riflettori addosso e la bestia di Hollywood l'ha divorata.Poco male, nel giro di qualche settimana, dopo essersi asciugati le lacrime parlando di come il mondo dello spettacolo distrugga i giovani artisti, spunta una nuova attrice, o cantante, o fenomeno virale da spolpare.
Il Monstroelisasue è nient'altro che il risultato della cultura del mito della bellezza, quello che si ottiene a suon di interventi estetici invasivi. Qualcosa che non è più la matrice di partenza, qualcosa che appartiene soltanto al sistema. Un mostro di Frankenstein composto da vari pezzi montati e smontati a seconda della moda del momento finché del corpo iniziale non è rimasto più nulla di riconoscibile.
«Le donne hanno insistito sulla politicizzazione della salute, le nuove tecnologie di chirurgia estetica invasive e potenzialmente mortali si sono sviluppate rapidamente per riesercitare le vecchie forme di controllo sulle donne.
Poiché ora sono più forti materialmente, le donne occidentali possono essere indebolite psicologicamente, il mito della bellezza quale è riemerso nell'ultima generazione ha dovuto attingere alla sofisticazione tecnologica e al fervore reazionario più di quanto non avesse mai fatto. Il moderno arsenale del mito è una disseminazione di milione di immagini dell'ideale corrente e anche se questo dispiegamento è considerato come una fantasia sessuale collettiva in realtà i suoi contenuti sessuali sono molto scarsi.
Le industrie potenti quella dietetica da 33 miliardi di dollari, quella cosmetica da 20 miliardi, quella della chirurgia plastica da 300 milioni e quella della pornografia da 7 miliardi sono frutto di un capitale costituito da ansie inconsce e sono in grado attraverso la loro influenza sulla cultura di massa, di sfruttare, stimolare e consolidare l'illusione secondo una spirale economica in espansione.»
Nel Mito Della Bellezza, Naomi Wolf fa riferimento alla Vergine di Ferro, lo strumento di tortura medievale per rappresentare la gabbia in cui le donne vengono costrette inseguendo standard di bellezza irraggiungibili. Un corpo ideale che però all'interno nasconde delle lame acuminate che uccidono chiunque vi venga chiuso dentro. Le donne vivono dentro una Vergine di Ferro, sottoponendosi a torture vere e proprie pur di diventare qualcosa di ideale. Eppure, come vedevamo prima nel paragrafo dedicato a Sue, spesso e volentieri gli interventi estetici più dannosi sono quelli meno necessari.
«Quando non sono conformi alla Vergine di Ferro, le donne vengono definite mostruose e la vergine di ferro è esattamente un modello a cui nessuna donna corrisponde, o comunque non per sempre. Oggi si chiede ad una donna di sentirsi un mostro anche se è integra e perfettamente funzionante dal punto di vista fisico. I chirurghi giocano sul doppio standard del mito per quanto riguarda le funzioni del corpo. All'uomo la coscia deve servire per camminare, alla donna per camminare e apparire bella. Se le donne sono in grado di camminare ma allo stesso tempo sono convinte che i loro arti non hanno un bell'aspetto, hanno la sensazione che il loro corpo non possa svolgere le sue funzioni, si sentono automaticamente deformi e invalide, proprio come la riluttante ipocondriaca vittoriana si sentiva malata.»
«Le donne corrono dei rischi perché fraintendono la Vergine di Ferro. Sono ancora convinte che in qualche caso la chirurgia estetica abbia un limite naturale: l'essere umano femminile perfetto. Questo non è più vero. L'ideale non ha mai riguardato il corpo delle donne, e da questo momento in avanti la tecnologia può permettere all'ideale di fare quello che ha sempre cercato di fare: trascurare del tutto il corpo femminile per clonare le sue mutazioni nello spazio. La donna non è più il punto di riferimento. L'ideale ha finito col diventare del tutto disumano.»
In conclusione, The Substance è un film che racconta in modo cinicamente reale la condizione attuale delle donne di tutte le età, con un coraggio più feroce rispetto a pellicole recenti che hanno cercato di fare lo stesso ma hanno fallito (Barbie, 2023, Greta Gerwig). The Substance nelle sale è stato accolto quasi in modo completamente uniforme, la spaccatura delle opinioni è stata netta. Le donne, anche le meno avvezze al cinema horror o alla critica femminista hanno capito il messaggio del film, mentre il pubblico maschile si è trovato sui social a chiedere spiegazioni sul significato di alcune scene, come appunto quella di Sue che si controlla le gambe. Questo perché Coralie Fargeat con le sue protagoniste ha creato un film che parla dell'esperienza universale di ogni donna, la paura di invecchiare e di non essere più bella come un tempo, l'invidia, il terrore di non essere abbastanza o di avere qualcosa di sbagliato. Pensieri che fanno parte di ogni donna di ogni età, estrazione sociale e nazionalità e non da poco. Dalla Rivoluzione Industriale, come evidenzia Naomi Wolf, quando per fini commerciali si è seminato il Mito della Bellezza. Quello che cambia sono soltanto i modi in cui le donne vengono sottoposte alla Vergine di Ferro: ai tempi dei Wolf saranno state le diete miracolose, gli oli e le creme che promettevano di sciogliere kili in eccesso dormendo e mangiando a sazietà, oggi sono le operazioni chirurgiche e l'abuso di medicinali. Perché, l'industria continuerà ad avanzare con il progresso e più sostanze si inventeranno più verranno creati nuovi desideri per cui usarle. In questo caso è l'offerta che fa aumentare drasticamente la domanda e di conseguenza, più domanda c'è più anche l'offerta si farà sempre migliore. In un serpente che si morde la coda infinito, con le donne che ogni giorno vengono messe davanti a difetti inesistenti con la promessa di cure per problemi che non hanno, come i trend virali di TikTok in cui vengono continuamente inventati difetti fisici da rimuovere assolutamente a cui nessuno nella vita di tutti i giorni fa veramente caso. Fino a diventare Monstroelisasue.



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