Su Queste Derelizioni: intervista all'autore Adam Nevill
- Anna Maria Ristori

- Jan 13
- 14 min read
Negli ultimi anni autori e registi horror si sono dilettati nella scoperta e creazione di nuovi sottogeneri, ed è proprio di una di queste avanguardie che parleremo oggi.In questo episodio infatti, affronteremo un sottogenere di un sottogenere, una avanguardia che deriva direttamente, almeno secondo me, dall'horror lovecraftiano, ossia l'horror delle derelizioni.Intanto, prima di spiegare i temi di questa categoria cerchiamo di capire cos'è una derelizione.Una derelizione è, per definizione un abbandono. In termini giuridici è l'abbandono di una proprietà con l'intenzione di rinunciarvi, in termini psicologici è uno stato di profondo abbandono e solitudine, un vuoto interiore.Ora, c'è un autore che ha deciso di prendere questo concetto e trasportarlo nell'horror in maniera del tutto rivoluzionaria. Il suo nome vi dirà ben poco, ma vi assicuro che conoscete le sue opere anche indirettamente: vi sto parlando di Adam LG Nevill, autore britannico che negli ultimi anni si è affermato nel panorama del genere horror non solo per la sua produzione prolifica di romanzi e raccolte di racconti brevi, ma soprattutto per la trasposizione da parte di Netflix di due dei suoi romanzi più famosi, ossia The Ritual e No One Gets Out Alive. Nevill ha all'attivo 18 opere tra romanzi e collezioni di racconti, e nel 2020 ha pubblicato la raccolta che ha dato oltre che il titolo a questo episodio ma anche al sottogenere delle derelizioni, diventando a tutti gli effetti il padre di questa avanguardia.In Wyrd & Other Derelictions, Nevill racconta 7 storie di paura con una caratteristica ben particolare e unica: in nessuna di queste storie c'è la presenza o l'azione da parte di personaggi.Avete capito bene, dopo tutto, le derelizioni sono abbandoni, no? E quindi in queste storie il tema principale è l'abbandono totale della presenza umana.Come è possibile scrivere una storia senza personaggi? Nevill ci è riuscito, creando ambienti e situazioni in cui è appena accaduto un orrore spaventoso e il lettore è il primo testimone che ne fa la scoperta.Per quanto sembri complesso da spiegare in teoria, in pratica è in realtà molto semplice: Nevill semplicemente descrive le conseguenze di un evento orrorifico e le mostra al lettore senza dare alcuna spiegazione di quanto sia successo, così che il lettore si trovi davanti a un orrore inspiegabile, concluso, che ha lasciato solo una scia di resti, di derelizioni.Nevill nel corso della sua carriera ha spaziato nei vari sottogeneri, tributando nei suoi scritti sia Lovecraft che Edgar Allan Poe, ma anche ispirandosi a tradizioni popolari, all'horror giapponese e così via, e anche se nella raccolta Wyrd & Other Derelictions gli orrori accaduti sono di stampo vario, in alcuni è palese che ci sia stata l'opera del sovrannaturale, in altre invece di entità extraterrestri, in generale il concetto di derelizione in sé appartiene senza ombra di dubbio all'orrore cosmico. Senza spiegarvi nuovamente tutta la teoria del lavoro di Lovecraft, basta solo ricordare che si considera orrore cosmico tutto quello che per noi risulta ''altro'', qualcosa di assolutamente inspiegabile per la mente umana. Ed è esattamente quello che succede al lettore, unico vero protagonista di questi racconti, quando si trova davanti ai resti e alle conseguenze di qualcosa che non si può spiegare. Un senso di angoscia dato dall'inspiegabile.
Avendo praticamente letto tutta la bibliografia di Adam Nevill mi ero persa questa piccola perla del 2020 e quando mi sono ritrovata a leggerla e ho capito in cosa mi stessi imbattendo, non solo ho pensato che fosse qualcosa di rivoluzionario e che non avevo mai incontrato prima in nessun media, ma che avevo il bisogno di saperne di più.Nevill nella postfazione di Wyrd & Other Derelictions ha raccontato la sua teoria e la genesi di questo libro, ma non mi bastava. Così, ho deciso di scrivere direttamente a Nevill stesso per chiedergli la sua opinione. Questa newsletter sarà una edizione davvero speciale, perché non solo includerò la postfazione integrale con il pensiero dell'autore sul genere, tradotta di mio pugno, ma anche l'intervista che Adam Nevill mi ha generosamente concesso, rispondendo a 3 domande sulla sua produzione, sulle sue ispirazioni, le derelizioni e cosa sta preparando in questo momento.Ora vi lascio alla teoria delle derelizioni tradotta da me ma ideata da Adam Nevill, ci sentiamo tra poco!
Su Queste Derelizioni
Ho fatto un viaggio in Polonia nel 2006 e mentre ero a Cracovia ho sentito il bisogno di andare a vedere Auschwitz. Mi ero già immaginato che quell'esperienza sarebbe stata mortificante, disturbante e avvincente nel senso più orribile. La mia visita è stata tutte e tre queste cose, ma non mi aveva colpito come mi aspettavo. Ero io a essere desensibilizzato? L'orrore che ho sentito era verso me stesso, per non sentirne abbastanza, ma questo viaggio non doveva riguardare me: riguardava un luogo che commemorava la disumanità e i comportamenti spaventosi che la nostra specie si è dimostrata capace e determinata di attuare volontariamente. Forse questo luogo era troppo per me da capire a pieno? Serviva tempo, tempo non oscurato dalle aspettative.Il vero problema però, ho realizzato, era che c'erano semplicemente troppo persone là, nello stesso momento. L'artificialità ha invaso la mia visita, c'era un'atmosfera da museo.Mi trovavo all'interno di una riproduzione fedele di orrore e disumanità, visto che le strutture e le prove originali erano state tutte distrutte dalle guardie in ritirata. Ma quando ho preso un taxi per Birkenau, ho sentito quello che mi aspettavo di sentire a Auschwitz. Là, ho sentito qualcosa che non ho mai provato prima e che non desidero provare ancora.
Sconvolto, mi sono sentito disorientato. Con il mio compagno di viaggio, sono salito su una torre di guardia e ho osservato il panorama fatto da caserme, altre torri e cancelli che avevano solo tre colori: bianco, grigio e nero, il colore della cenere. Avendo letto molto degli orrori della Seconda Guerra Mondiale, mi sono trovato a pensare che non fosse saggio permettere alla mia immaginazione di viaggiare. Non potevo permetterle di esplorare quelle strutture di legno in file ordinate sotto i miei piedi, né potevo pensare a chi un tempo aveva occupato quelle strutture e a quello che avevano patito. Quello che era successo qui era forse troppo da immaginare, ma caricava il terreno di una eco di orrore. Non mi serviva fare fotografie, ne avevo una ben sviluppata nella memoria.
Ho pensato anche a quelli che sono stati i primi a mettere piede nei resti degli altri, miriadi nella storia umana, da villaggi a chiese di secoli passati, il giorno dopo la conclusione del genocidio. Ho pensato alle foto delle scene del crimine che ho visto nei libri di true crime, nei documentari e nei giornali.
Una delle prime volte che ho subito il fascino dell'orrore era con una fotogravia del piede di una donna, un piede perfettamente formato ancora dentro la scarpa, accanto a una pila di cenere dopo un incendio. Un'altra volta, in Time Life, la foto di una donna bellissima che si era lanciata dall'Empire State Building ed era atterrata su una macchina sottostante. Un'altra ancora di un soldato giapponese bruciato vivo dentro un carrarmato, la testa ustionata che spuntava dalla botola. orrore puro, singole immagini più memorabili di storie, libri, film. Scoprire cosa è rimasto dopo un atto di orrore è un'esperienza profonda, un'idea che ho sempre trovato spaventosa e accattivante. La scoperta di queste conseguenze che, in un particolare luogo o circostanza, incorniciano la paralisi del tempo.
Anche la Terra sembra arrestarsi davanti a un orrore come questo.
Fortunatamente, io posso solo immaginare l'impatto sui sensi che si ha davanti a un orrore rivelato. Ma dal punto di vista dell'osservatore, questi momenti traumatici che avvengono spesso in luoghi dove disastri naturali o disumanità hanno lasciato dei relitti, possono assumere l'aspetto di qualcosa di sovrannaturale? Perché essere lì e vedere ciò che è successo, per molti di noi, supera ciò che dovrebbe essere normale per l'esperienza umana.
Non sono le immagini statiche di un momento che ho reso il soggetto di questa collezione, bensì certi luoghi o paesaggi in cui lo strano e l'orrifico vengono scoperto. Straordinarie conseguenze che sono inevitabilmente e naturalmente pregne di storie, immediatamente diventano potenzialmente delle storie a loro volta. Confrontandosi e sopportando l'orrore, la mente si riempe di curiosità e domande. Come è avvenuto queste evento o questa situazione? Chi erano le persone che sono morte qui? Cosa hanno provato prima della fine?
Certi spazi evocano il mistero e suggeriscono delle presenze e atmosfere simili alle infestazioni. Con infestazioni si intende che ciò che è più evocativo non è tanto quello che si vede apparire anche brevemente, bensì la prova di ciò che è accaduto, l'aspettativa, il suono che rimane di esso.Spazi. Luoghi. Ciò che resta. Derelizioni. Abbandoni. Dove non c'è nessuno a commentare, a raccogliere o sistemare quello che è rimasto in giro. Dove non c'è nessuno a guardare, o a guardarti mentre tu guardi. Questa è l'essenza di queste storie e della mia curiosità degli spazi vuoti ma colmi di prove dello spaventoso.In spazi privi di vita umana ci sono le prove del passaggio delle stagioni, dell'attività animale, l'erosione del tempo.
L'esistenza non si ferma senza di noi, continua. Quando l'occupazione umana termina, quando i pensieri di coloro un tempo presenti cessano di esistere, c'è la continuazione dell'esistenza con la partecipazione solo del lettore: questa è l'idea che mi ha portato a voler raccontare questo particolare tipo di orrore.
Uno dei grandi tropi dell'horror esplora quelle zone in cui è accaduto l'orrore appunto e vengono caricate dal sovrannaturale. Certi ambienti sfidano i residenti, visitatori e testimoni su tutte le certezze che hanno nella vita, facendoli confrontare con qualcosa con cui non avrebbero mai voluto confrontarsi. In questi luoghi i valori, le credenze, le certezze, la mondanità, il consueto e le sicurezze dell'esistenza cessano. Rincorrendo questo obiettivo estetico, ho provato a creare delle storie di paura che funzionano senza personaggi: storie che si servono solo di location e oggetti per raccontare eventi terribili che si sono già consumati. Scene di crimini freddi, palcoscenici senza attori.Queste storie non hanno bisogno del passare del tempo visto che gli eventi si sono già conclusi, ma non sempre: in alcune storie possono esserci ancora dei processi in corso.Ciò che i lettori capiranno o interpreteranno non sta a me decidere, ma sappiate che queste derelizioni hanno una trama completa e tutte aspirano a suggerire una spiegazione di ciò che è accaduto.Possono le derelizioni essere così drammatiche? Potrà una derelizione appassionare il lettore senza un preciso punto di vista di un personaggio?Potrà una derelizione suscitare mistero? Potrà una derelizione suscitare la curiosità e la tensione necessarie per funzionare come narrativa?
Ai lettori importerà attraversare la scena, se scena si può chiamare? O queste storie di assenza hanno bisogno di momenti di drammaticità? Questo è ciò che ho voluto capire. Dopotutto, non c'è così tanto spazio, così tanta esistenza come nei luoghi abbandonati su questo pianeta, che non hanno però presenza di esseri umani.La maggior parte della Terra è disabitata dall'uomo, ma questo non vuol dire che questi luoghi siano privi di significato, o di storie, o di orrore. Biologi e Zoologi garantiscono che c'è un infinito numero di storie dell'orrore che accadono dove non ci sono testimoni.Tuttavia, in ognuna delle mie derelizioni ho affrontato l'importanza dello spettacolo. Qualcosa è accaduto, o sta ancora accadendo.Ciò che invece mi ha fatto tribolare dall'inizio era il Noi, l'Io, il Tu. Personaggio con punti di vista in prima seconda o terza persona. Era davvero possibile cancellare completamente un narratore? Non ce l'ho fatta. Ho provato a trasformare la narrazione in un sussurro, ma serviva ancora un narratore anonimo, la voce autoriale che guidasse il lettore nel luogo della derelizione.Ma nonostante la mia delusione che un narratore, o qualcosa di simile fosse sopravvissuto, almeno è servito a uno scopo: invitare il lettore a guardare.Quello che è accaduto qui sta a voi deciderlo.
Una delle caratteristiche dell'horror fatto bene è la capacità di ampliare le menti dei personaggi e l'immaginazione dei lettori nell'ambito della nostra insignificanza cosmica all'interno di uno spazio-tempo così vasto che non siamo in grado di comprendere a fondo. Ma questo effetto si può creare anche senza il punto di vista di un personaggio condiviso con il lettore? Questo è stato il mio più grande ostacolo in questo progetto.Quello che ci passa per la testa è quasi sempre nascosto agli altri intorno a noi ed è per loro di poca importanza, visto che loro stessi hanno pensieri e sensazioni. Ci sono 7 miliardi crani su questo pianeta, in un sistema solare che si espande per più di 11 miliardi di kilometri e una galassia con un raggio di 52 mila anni luce dentro un universo vaso 93 milioni di anni luce e le nostre piccole vite, in relazione con l'età della terra (4.5 miliardi di anni) e del cosmo (13 miliardi di anni), davvero significano ben poco.
Per quanto noi pensiamo e percepiamo e amiamo, solo un Dio potrebbe davvero essere conoscerci nel profondo.Una volta che abbiamo superato l'infanzia non possiamo aspettarci che gli altri si accorgano di noi o di darci una certa importanza. Questo è l'orrore dell'esistenza umana: la mancanza di significato. Tuttavia è un orrore che è anche liberatorio, penso che i Buddisti lo abbiano compreso, ma mi sto allontanando dal punto principale.L'obiettivo estetico di queste storie era solamente eliminare l'azione e la reazione e il pensiero dei personaggi, così che lo spazio narrativo fosse occupato solo da due persone: il lettore e il narratore, il cui compito è guidare il lettore attraverso ciò che è successo, mostrando porte aperte e invitando il lettore a entrare senza dire molto. Solo voi due che entrate e ne uscite (almeno spero).
Quindi perché farlo, perché scrivere le derelizioni? Perché impegnarsi tanto in un esperimento, investire tempo nell'horror probabilmente meno commerciale mai pubblicato? Per sola curiosità. L'idea mi entusiasmava: solo due ingredienti necessari per iniziare a scrivere qualsiasi cosa. Avevo anche bisogno di mettere alla prova un'altra idea che mi era venuta guardando molti film: il potere dell'horror può esistere oltre l'individuo e la sua azione. Location e set possono essere suggestivi, e i suoni possono essere quanto più efficace nell'horror sullo schermo.Perciò, in ognuna di queste derelizioni, le persone o i personaggi un tempo erano presente, ma sono stati cancellati da ciò che sembra una serie di eventi causati dal sovrannaturale o da entità aliene contro le quali non avevano difese e di cui avevano ben poca nozione, o persino nessuna.Oltre gli spaventosi tentativi di fuga e gli sforzi per riottenere il controllo imponendo il volere dell'uomo, c'è molto di più che può essere descritto come puro orrore.C'è la location con la sua incombente presenza dell'altro, l'atmosfera che si carica di tensione dopo che le leggi della natura vengono sospese, la possibilità che ci possa essere molto di più di quello che conosciamo (l'enigma); immaginari che cercano connessioni con il nostro subconscio. Toglieteci dall'equazione e forse potrete ancora trovare queste caratteristiche in una storia di paura. Io penso che un paio di buoni film horror siano stati rovinati da personaggi terribili e dai dialoghi. Obiettivi, missioni, sentimenti, credenze, valori, amori, paure, speranze... togliamo tutto questo per una buona volta. Togliamo tutto tranne le tracce di una presenza umana in luoghi in cui la vita è stata azzerata, e questo invoglierà il lettore a diventare un voyeur.
Quello che mi domando è: può un'opera di finzione essere interessante senza attività umana? Può attivare la nostra immaginazione? Può farci provare qualcosa? Può, più di qualsiasi altra cosa, raccontare una storia di paura?Una derelizione deve essere una storia comunque, altrimenti sarebbe l'ennesima copia di descrizioni di oggetti trovati da qualche parte, come ad esempio, oggetti rinvenuti in una casa.Può la storia di una derelizione inlcudere la vera sostanza dell'horror senza che accada un granché? Che tipo di narrazione può esistere se viaggia indietro nel tempo, oltre la storia scritta ma dentro l'immaginazione del lettore? Io credo che questo tipo di storia possa funzionare, anche se magari non sono stato in grado di dimostrarlo. Non sta a me dire se queste storie hanno funzionato e sono sicuro che non saranno gradite a tutti. Mentre leggete questo, altri potrebbero star attivando le loro tastiere per stroncare questo libro.Ma caro lettore, dovevo provarci. E almeno questo sarà il mio primo libro di cui nessuno potrà dire ''Non mi piacciono i personaggio'' o ''Non mi sono rivisto nel protagonista'' o ''Il protagonista era un piagnone''. Forse ho parlato troppo presto, azzardo l'ipotesi che ogni genere di narrativa possa raccontare una storia attraverso spazi inabitati. Sospetto che esteticamente questo stile di storia sia più cinematografico che letterario, potrebbe avere più in comune con la fotografia, immagini in movimento, scultura o installazioni di arte moderna (ne ho viste alcune davvero terrificanti), che con il romanzo o la novella.Quindi chiedo al lettore di trattere questa collezione come una specie di galleria, un'esposizione.Lasciate l'immaginazione vagare per sette derelizioni come fossero un film in cui il set racconta una storia avvenuta tempo fa...film che però nessuno ha visto.Ci sono sette installazioni.Una potrebbe essere troppo per alcuni, sette potrebbero essere troppo per altri.Comunque, ecco alcune informazioni sulle origini di queste derilizioni:
Mi ricordo di quando studiavo scrittura creativa, molti anni fa, di un lavoro incompleto di un poeta in cui non c'erano personaggi. Solo pagine di vivide descrizioni che sembravano raccontare una storia appena suggerita, sbocciò una gemma e decenni dopo pensai a una storia alla Mary Celeste (nota di redazione: per chi non lo sapesse, qui Nevill fa riferimento al mistero della Mary Celeste, una nave canadese ritrovata arenata nello Stretto di Gibilterra nel 1872 senza nessun membro dell'equipaggio a bordo. Quello che successe all'equipaggio non fu mai scoperto, dando il via a numerose cospirazioni e teorie e rendendo la Mary Celeste l'archetipo della nave fantasma per eccellenza) ambientata su una grande nave cargo, così nacque la storia ''Hippocampus''. Una volta rotto il sigillo, non potevo fare a meno di immaginare racconti senza personaggi e scene in luoghi in cui era successo qualcosa di orrendo. Le mie future derelizioni potevano essere ambientate ovunque, come l'orrore può accadere ovunque. L'orrore esiste senza problemi in luoghi in cui non ci siamo, è presente e continua a esistere in forma di artefatti, macchie, residui. In posti che chiamiamo casa, negli ambienti che riteniamo familiari, chi lo sa cosa è successo prima? Potremmo dormire e camminare in scene di orrori passati. ''Casa mia è una nuova costruzione'', certo, ma cosa è accaduto su quel pezzo di terreno duemila anni fa? Non state troppo comodi.Potremmo andarcene tutti da un momento all'altro, quindi qualsiasi cosa lasciamo indietro sarà un vero e proprio orrore per chiunque ci trovi.Sono queste derelizioni una novità? Onestamente non lo so, non ne ho mai incontrata una prima, ma di certo sono un tentativo di mettere insieme una collezione in cui possano stare in un solo posto. Un posto che non ha soffitto e in cui il cielo oscuro è l'unico limite.
Poi, Adam Nevill conclude la sua postfazione come in ogni suo libro, con la citazione latina ''Manes Exite Paterni'', traducibile come ''O spiriti degli antenati, venite fuori'', una citazione romana che si rifa alla tradizione delle feste dei Lemuria in cui si invocavano gli spiriti della casa per scacciare invece gli spiriti negativi. Ma che credo che in questo caso, molto più che negli altri libri di Nevill, voglia significare l'invocazione di spiriti del passato di un certo luogo, evocare lo spirito di qualcosa che è successo in una derelizione, perfetto per il genere di questa collezione.
Q&A con Adam Nevill
Q: Lei considera le derelizioni come parte del sottogenere del cosmic horror o le definirebbe in altra maniera?
A: Alcune di loro lo sono. La storia finale (''Hold the World in My Arms'') è senza dubbio una interpretazione dell'orrore cosmico -una ineffabile ed enigmatica invasione di una forza aliena che discende dal cosmo, come nel mio romanzo ''All the Fiends of Hell''. La penultima storia ''Low Tide'' che pare essere la preferita dei lettori è stata influenzata dal concetto di Lovecraft di qualcosa di alieno e sovrannaturale nascosto negli oceani che risale in superficie in un momento particolare. ''Hippocampus'' e ''Turning The Tide'' sono connesse con l'idea di una mostruosità che viene dal mare, anche se ritengo Hippocampus un horror pagano, così come ''Wyrd'' e ''Monument''. Mentre ''Enlivened'' è più una storia legata all'occulto e al diavolo. Quindi si può dire che ho affrontato diverse idee di orrore, dal cosmico al pagano all'occulto.
Q: Nelle sue collezioni sono evidenti molti omaggi ad altre opere (come ad esempio ''Call The Name'' e Il Richiamo di Chtuhlu oppure ''Hippocampus'' e il mistero della Mary Celeste). Sarebbe così gentile da rivelare altre ispirazioni per le sue storie?
A: Da Some Will Not Sleep: ''Ancestors'' è ispirata ai film J-Horror, ''Where Angels Come In'' è la mia interpretazione delle storie di M R James. ''Original Occupant'' è ispirato da Algernon Blackwood mentre ''What God Hath Wrought'' è ispirata a Cormac McCarthy.Da Hasty for The Dark: ''Eumenides'' è un tributo a Robert Aickman, ''White Light, White Heat'' è un omaggio a Mark Samuel, ''Little Black Lamb'' invece è un omaggio a Ramsey Campbell. Queste ultime sono apparse in collezioni destinate a dei tributi, mentre ''Eumenides'' era stata scritta per una collezione omaggio ad Aickman che però non è mai stata pubblicata per problemi economici della casa editrice.
Q: C'è un sottogenere di horror che ancora non ha esplorato e che desidera scrivere in futuro? Nella sua carriera ha spaziato attraverso molti generi, tra i romanzi e le storie brevi, dal sovrannaturale, alle storie di sette, all'orrore psicologico, il gore e ovviamente il cosmico. C'è un tipo di paura di cui ancora non ha scritto e che desidera affrontare? Oppure c'è qualcosa che pensa di non riuscire a scrivere mai, e perché? Forse qualcosa che la terrorizza a tal punto di non volerne scrivere.
A: Oh, ho molte idee per libri futuri anche se non le rivelo. Al momento sto conducendo delle ricerche su qualcosa che è completamente nuovo per me, sempre pertinente all'horror. Una sfida enorme che mi richiederà anni di ricerca. Non c'è nulla che io non scriverei ma mi chiedo se avrò mai l'opportunità di scrivere un horror storico, o un horror legato alla guerra. Chissà! Mi ci vuole sempre molto tempo per completare un libro fino a completa soddisfazione e ora che mi occupo anche della pubblicazione, sono ancora più lento!



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