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Longlegs: il diavolo è nei ricordi

  • Writer: Anna Maria Ristori
    Anna Maria Ristori
  • Jan 13
  • 14 min read

Well you're slim and you're weakYou've got the teeth of the Hydra upon youYou're dirty sweet, and you're my girl

I versi che avete appena letto appartengono alla canzone ''Get it on'' della band inglese T-REX, appaiono all'inizio e riassumono tutto quello che è il film di cui parleremo oggi.La pellicola di cui voglio parlarvi, in questo speciale di Halloween de La Porta Rossa è ovviamente, come avrete già capito, ‘‘Longlegs’’, diretto da Oz Perkins e con protagonisti Maika Monroe e Nicolas Cage nella miglior interpretazione di tutta la sua carriera.

Longlegs è uno dei film più chiacchierati dell'anno ed era uno dei più attesi dell'anno, grazie anche a una delle più notevoli campagne di marketing degli ultimi anni, e per molti Longlegs merita il titolo di erede del pilastro del thriller ‘‘Il Silenzio degli Innocenti’’.

Secondo molti, si può dire che Longlegs è ‘‘Il Silenzio degli Innocenti’’ della nuova generazione, ma secondo me c'è qualcosa che li differenzia.

Se entrambi hanno come protagonista una detective dal passato oscuro alle prese con un serial killer con cui ha un profondo legame, Longlegs scava ancora più in profondità sul tema del trauma della protagonista, e lo fa in maniera subdola, andando a toccare la sfera religiosa e familiare.C'è tanta oscurità in Longlegs e questa oscurità appartiene a tutto quel male che avviene tra le mura domestiche e spesso viene represso.Che sia Oz Perkins a dirigere un film con queste tematiche non è un caso, se il nome vi è sembrato familiare è perché sì, Oz Perkins è il figlio di Anthony Perkins, il celeberrimo Norman Bates dello ‘‘Psycho’’ di Hitchcock.

Per parlare bene di Longlegs, bisogna partire dal particolare per arrivare ad una visione di insieme e per farlo è venuta in mio soccorso un'analisi fatta dall'user Spookie Ellie di Letterboxd che io ho tradotto per voi.

Ma cominciamo dal vero principio, dai titoli di apertura che come vi ho annunciato riassumono tutto il cuore del film. Non a caso Perkins ha attinto a una band inglese anni 70, Longlegs in sé come personaggio rimanda al rock e al glam rock degli anni ‘70 e ‘80, un genere di musica che spesso e volentieri veniva associato al satanismo creando il famoso satanic panic.

E per quanto non venga nominato il satanic panic nella pellicola, ne è pieno. Perché il diavolo è ovunque nel film, gli spettatori possono fare una vera e propria caccia al tesoro, analizzando vari frame in cui si può vedere dietro una porta, nella nebbia, in un angolo, la figura di Satana.

All'inizio appena accennata per poi arrivare alla fine del film in cui diventa tangibile. La figura del diavolo è un tema ricorrente in tutto il film, soprattutto nelle motivazioni di Dale Kobble, ma il diavolo può essere anche considerato come un'allegoria del trauma infantile che viene represso fino a che non ci se ne ricorda. La protagonista, l'agente dell'FBI Lee Harker è seguita da questa ombra del diavolo finché non ha memoria del suo passato e il diavolo si manifesta in carne ed ossa non appena i suoi ricordi vengono sbloccati.Perché in fondo il trauma ha gambe lunghe, il trauma è come un ragno, si insidia e tesse la sua ragnatela a lungo e con pazienza.

Lo stesso modo che ha Lee Harker di vedere il mondo è segno di questo suo trauma represso.

Lee è un'agente speciale dell'FBI che non ha memoria della sua infanzia con la madre, una madre che le ricorda di dire sempre le preghiere. Lee ha fatto carriera nell'FBI perché dotata di poteri ''psichici'', forti intuizioni che la portano a codificare enigmi, risolvere codici e crimini come nessun altro. Ora, Lee per tutto il film è rappresentata come palesemente autistica, con difficoltà nelle interazioni sociali e con un enorme talento nel risolvere tutti i puzzle che si trova davanti, la verità è che lei dice che le sue intuizioni arrivano come un picchiettio sulla spalla, come se qualcuno alle sue spalle richiamasse la sua attenzione.

Nel folklore si dice che è il diavolo a bussare alle spalle delle sue vittime, ma questo diavolo per Lee è il trauma della sua infanzia. Un trauma che la segue a distanza e poi si manifesta a lei quando i suoi ricordi repressi vengono a galla. E quando questi ricordi vengono a galla anche noi vediamo Lee per la prima volta, la vera Lee, non più la bambina bambola intrappolata nella sua mente.

Cerchiamo di andare con ordine, per analizzare Longlegs devo per forza raccontarvi la trama con gli spoiler, quindi a vostro rischio e pericolo andate pure avanti, altrimenti tornate qui dopo aver visto il film.


Longlegs: trama del film

Longlegs si apre con una bambina alla finestra, tutto intorno a lei è bianco, la sua casa è bianca ed è circondata dalla neve. E' il suo compleanno e qualcuno ha parcheggiato davanti casa sua per farle gli auguri.

La bambina ha con sé una macchina fotografica e l'estraneo è pronto a farsi immortalare, ma prima di farlo deve rompere la quarta parete e presentarsi non solo alla bambina, ma anche a noi.

Il primo incontro che abbiamo con Longlegs avviene così, dal punto di vista di una bambina, lo vediamo solo a metà, finché lui stesso non ammette di doversi abbassare per farsi vedere meglio.

E per un breve istante, il tempo di un flash, noi e la bambina veniamo introdotti a Longlegs.

Venti anni dopo questi fatti, conosciamo Lee Harker, reclutata dall'FBI per le sue doti di chiaroveggenza. Lee Harker riceve il compito di affiancare l'Agente Carter in una indagine decennale. Il caso è il seguente: in tutto lo stato dell'Oregon nel corso degli anni, padri di famiglia hanno ucciso mogli e figlie prima di suicidarsi, prima di farlo alla polizia hanno detto che dovevano farlo, erano costretti, perché quelle persone non erano le sue figlie, non li riconosceva più. In ogni scena del crimine è presente una lettera in codice, firmata Longlegs.

Lee Harker ci mette poco a codificare tutte le lettere scritte da Longlegs. Ogni omicidio-suicidio è avvenuto sei giorni prima o dopo il nono compleanno delle bambine, tutte nate il 14 di ogni mese. Mettendo insieme i codici, Lee scopre che le lettere formano dei simboli esoterici, con una data mancante. L'ultimo omicidio che non è stato ancora compiuto. Nel mentre però, anche lei riceve una lettera da Longlegs, non una lettera qualunque: un bigliettino di auguri per i suoi nove anni. Lee non ricorda quasi niente della sua infanzia e ha un rapporto molto freddo con la madre, una ex infermiera estremamente religiosa.

Lee e l'agente Carter scoprono in una delle case in cui sono stati compiuti i massacri una bambola, al cui interno c'è una sfera magnetica. Sebbene Carter sia scettico sul soprannaturale, Lee è sicura che quella sfera sia la chiave di tutto. Che Longlegs abbia recapitato le bambole come regalo di compleanno alle bambine, infondendo nella sfera della magia nera che ha poi portato i padri a compiere gli omicidi.

Adesso Lee torna a casa in cerca di risposte da sua madre sulla sua infanzia. La madre vive immersa nel passato, è un'accumulatrice che tuttavia rimprovera Lee, dicendole che dovrebbe esserle grata per averle permesso di crescere. Confusa, Lee cerca tra le sue cose e in mezzo ad alcune polaroid riconosce un volto bianco, a favore di camera.

La foto permette l'arresto immediato di Dale Kobble, Longlegs, che durante l'interrogatorio con Lee è estasiato dalla sua presenza, la conosce da sempre la sua almost birthday girl. E prima di uccidersi, Longlegs confessa che tutto quello che ha fatto lo ha fatto per servire l'uomo che vive al piano di sotto, Satana stesso.

Convinta della complicità della madre, Lee trova la sua bambola e con essa anche i suoi ricordi, quando la sfera all'interno di essa viene distrutta. Ora Lee ricorda tutto sul suo nono compleanno, di quando Longlegs andò a farle visita e costrinse sua madre a scegliere se sacrificarla a Satana o se aiutarlo. Ruth, la madre di Lee, ha quindi permesso a Lee di crescere, ma per tutti quegli anni è stata la complice di Longlegs: Ruth, vestita da suora, consegnava le bambole alle famiglie per il compleanno delle bambine per conto della Chiesa, e in ogni bambola con le fattezze esatte delle bambine, Longlegs aveva infuso della magia satanica che portava i padri ad ucciderle e si era trasferito nel seminterrato della casa di Lee, con la bambola ad influenzare la madre per tutti quegli anni.

A fine della pellicola, Lee deve tentare di salvare la famiglia dell'agente Carter, la cui figlia compie 9 anni, ma arriva troppo tardi. Sua madre ha consegnato la bambola e Carter ha già ucciso la moglie ed è pronto a fare lo stesso con la bambina. Il film termina con Lee e la bambina, la cui bambola non si rompe, rendendola schiava delle sue memorie represse come era stata Lee tutta la vita, ora libera dalla sua stessa bambola e consapevole degli orrori commessi dalla madre e da Longlegs.


Una questione di genere

La femminilità e il tema della donna sono il fulcro di tutta la pellicola, anche se non sembra, le vittime sono sempre delle bambine. Le bambine vengono uccise dai propri padri alla soglia dell’adolescenza.L'adolescenza femminile è uno dei mostri più temuti nella società: quando una bambina diventa donna è il momento in cui da vittima può diventare carnefice, è il momento in cui non è più soggiogabile, è il momento in cui non è più possibile tenerla incatenata. La crescita di una bambina è un trauma.Il fatto che che venga proprio fatto sentire la telefonata di un padre che si sente costretto ad uccidere la figlia perché non la riconosce più è emblematico, perché nel momento in cui la bambina diventa adolescente automaticamente il sistema patriarcale non la riconosce più come vittima.Lee Harker l'abbiamo vista per tutto il film sì con tratti autistici ma, principalmente come una bambina: ferma a un mondo in cui lei esegue lei esegue solo quello che le viene detto perché la sua bambola è ancora lì. Solo quando la sua bambola si rompe, Lee esce dalla crisalide della se stessa bambina.Longlegs stesso è un personaggio molto particolare da questo punto di vista: l'interpretazione di Nicholas Cage è straordinaria e lui stesso ha affermato che per interpretare Longlegs ha dovuto pensare a sua madre (non che sua madre fosse una satanista seria a killer). Nelle interviste di promozione al film Nicholas Cage ha parlato di quanto i modi di fare di sua madre lo abbiamo sempre spaventato e che quando Oz Perlins gli propose il personaggio di Dale Kobble, Longlegs, lui ci vide sua madre. E di nuovo io non penso che sia assolutamente un caso che il personaggio di Longlegs sia stato reato da Oz Perkins visto che il padre è diventato immortale per la sua interpretazione di un personaggio strettamente leggo alla figura materna.

Nel personaggio di Longlegs c’è anche una forte caratterizzazione queer: il personaggio è palesemente queer, si presenta quasi in drag, e qui si dovrebbe aprire tutta una tana del bianconiglio sul tema dell’identità di genere e accettazione e rifiuto della propria identità.



Il tema principale però del film è il rapporto tra madri e figli e padri e figli, soprattutto in relazione alla crescita. Più volte Longlegs nella pellicola mette i genitori davanti all’inevitabile crescita dei figli. Quando Lee va a casa dell’agente Carter e conosce la figlia Ruby, questa le dice che il padre non le permette di gettare via tutte le cose di quando era bambina perché crede che tenendole, Ruby resterà ancora piccola. Con il senno di poi, tutto torna, perché alla fine vedremo Carter alle prese con la bambola posseduta della figlia, bambola eternamente bambina, e Ruby che invece crescerà. Un cambiamento che l’uomo e padre non può accettare. In Longlegs infatti sono sempre i padri ad uccidere le figlie nel momento in cui capiscono che diventeranno donne.



Diverso è il discorso per Lee Harker.


La madre le dice che dovrebbe esserle grata, le dice che lei ha fatto di tutto per permetterle di crescere, ma la verità è che Lee non è mai cresciuta davvero. Lee è ancora in trappolata nella bambola nel seminterrato e tutta la casa è invasa dall’accumulo della madre, ancorata sempre al passato. Lee, andando via di casa è cresciuta fisicamente, mentre Ruth non ha mai accettato questa crescita della figlia e resta congelata nel tempo insieme alla bambola della Lee di 9 anni.


Manson had accomplices. His family.”“You’re dirty sweet. And you’re my girl.”

L'amore egoista di una madre.Il male intrinseco del padre.La figlia, il risultato dei due.La famiglia è un ritratto della dicotomia tra bene e male, le due facce della stessa medaglia. La luce contro l'oscurità, dio contro il diavolo. Ma è davvero così semplice fare questa divisione? Durante la visione del film la citazione ‘‘Tutti abbiamo sia la luce che le tenebre dentro di noi, sta a noi scegliere da che parte stare’’, sembra tornare di continuo, ed è la base di questa analisi che inizia con:

  1. LA CASAAll'interno di una casa ci sono la madre, il padre e la figlia. La madre ama la figlia perché deve farlo, non perché lo vuole. Piange il giorno in cui è arrivata.Non solo egoisticamente, ma perché conosce in prima persona i terrori che attendono le bambine in questo mondo.“È un posto crudele là fuori, soprattutto per le piccole cose”’’It’s a cruel place out there, especially for the little things’’Il padre esiste in funzione di uomo, e per questo è implicitamente capace di fare del male, proprio nei confronti della donna. È lui a uccidere, perché l'odio è insito nell'uomo, basta una piccola spinta per attivarlo. Non appena il padre vede la figlia come qualcosa di diverso dal suo puro e dolce angelo, non più una bambina innocente, ma una donna, non vuole più avere niente a che fare con lei.

    Ora, la casa di Lee e di sua madre è molto più di questa semplice dinamica.Si offre letteralmente come “casa” per una manifestazione fisica del male.“Oh, ma Lee. La tua casa era ancora più bianca quando sono venuto a trovarti", bianco significa purezza, e Longlegs si fa strada dentro, portando con sé l'oscurità per seppellire il diavolo nel profondo di questa casa di "purezza". La casa è diventata più grigia nel presente, le forze demoniache si stanno diffondendo fino alle fondamenta.Ma a Lee “è stato permesso di crescere”, di diventare un “vecchio angelo”, come dice Carrie Anne, l'unica sopravvissuta ai massacri oltre a a lei, trionfando nel bene, diventando un agente dell'FBI, tutto a causa del male che sua madre ha tenuto nascosto tra le assi del pavimento. Sono la sua famiglia, che lei lo sappia o no, costituita dai costrutti predeterminati sopra elencati. Hanno vissuto insieme in quella casa per tutta la vita, sono stati radicati nella sua psiche (letteralmente attraverso la bambola), tutti questi mali. Come se Longlegs abbia scelto proprio la famiglia Harker con la consapevolezza dell'assenza di una figura paterna. Inserisce se stesso, e per impostazione predefinita il diavolo, come il “padre” della loro casa. Lee ha convissuto con il male per tutta la sua vita, senza saperlo. Non solo all'interno della sua casa, ma dentro se stessa.

LA FIGLIA


’’Ti rompi proprio come una ragazzina!’’


’’You break just like a girl’’ recita un adesivo che si vede in un negozio nel film. Si parla della vulnerabilità di una giovane ragazza nell'essere così suscettibile al grande male e presa di mira da esso. Alla fine Carter fissa sua figlia come se avesse tanta paura di lei, di quello che era diventata. "Papà dice che vuole tenere alcune delle mie cose in giro, così non cresco troppo in fretta, ma crescerò comunque." L'enfasi sul “crescere”, quasi come se uccidere potesse salvare dal crescere e quindi dal diventare “impuri” invecchiando. Quando il diavolo si impadronisce della figlia attraverso la bambola, il padre la vede come tale, una futura donna, “impura” e contaminata. La scelta di non mostrare mai realmente come i padri vedono la loro figlia è intenzionale, lasciando allo spettatore l'interpretazione. In ogni momento in cui si evocano i massacri, è presente una figura nera incappucciata, con occhi serpente, è il diavolo in persona, o qualcos'altro? Oppure è semplicemente ancora solo la figlia, ma cresciuta e impura, come la vede il padre?


Nell'iconica scena a cui ho accennato poco fa, Longlegs urla in macchina “Mamma! Papà! Disfami! E salvami dall’inferno della vita!”


‘‘Mommy! Daddy! Unmake me! Save me from the hell of living!’’


Si dice spesso che quando un bambino muore piccolo è perché è “troppo puro per questo mondo”. Ciò implica che la morte sia un’opzione migliore per restare puri. È quasi come se Longlegs in questo momento attribuisse al loro lavoro (se stesso e la mamma di Lee; mamma e papà) una grazia salvifica per questi esseri puri da svolgere nel nome del "padre" (l'uomo al piano di sotto). Come se, nelle loro menti sataniche, uccidere serva a mantenere la loro purezza e non contaminarla. Per questo motivo, la visione che la madre di Lee ha di sua figlia diventa essa stessa contaminata. Inizialmente, per lei è stata una scelta eroica quella di salvare sua figlia dalla morte. Tuttavia, il suo ragionamento iniziale si dissipa man mano che diventa sempre più in sintonia con l'uomo al piano di sotto. Ogni volta che Lee telefona a sua madre, "Ciao, mamma", lei risponde con "Lee?" Come se non la riconoscesse mai, come se non riuscisse a immaginare di essere associata a qualcosa di impuro come il bambino a cui è stato permesso di crescere. Sua figlia è diventata “impura” con l’età, e per questo le dice di non chiamarla più così alla fine del film, quando Lee la chiama ''mamma''. Ruth non si identifica come madre, Lee non è la figlia pura di tanti anni fa; di quando aveva nove anni, quella è stata l'ultima volta che è stata madre.


LA BAMBOLA

Le bambole rappresentano un'esatta giustapposizione tra il bene e il male. Longlegs ha preso la bambina (innocente, dolce, pura) e ha instillato dentro di lei l'oscurità del diavolo, mettendole letteralmente il male.“Non hai paura del buio. Perché tu sei l'oscurità’’’’You are not afraid of the dark. You are the dark’’La famiglia accetta il bene (dalla chiesa) solo per rivelare il male (Il signore al piano di sotto). La distruzione interna viene fatta sembrare come se fosse stata compiuta da mani umane, il che enfatizza l'idea che le persone abbiano sempre il male dentro di sé. Anche se il male è messo lì dal diavolo, è orchestrato in modo da sembrare una decisione umana. È molto probabile che sia tutto una decisione umana. Il diavolo fornisce solo la spinta necessaria, mostrando ciò che temono di più: che le loro figlie possano crescere. Dopo le analisi si scopre che davvero dentro la sfera non c'è niente di concreto. Il diavolo è davvero lì? La nuvola di fumo contiene effettivamente questo male, o è un'immagine fugace come la creatura spettrale con le corna che vediamo di passaggio? È effettivamente rappresentativo di un vero male o semplicemente del male che tutti abbiamo in noi?Poiché la madre di Lee è riuscita a stringere un accordo con Longlegs, Lee è rimasta attaccata alla sua bambola da quando aveva nove anni. La bambola l'ha protetta dal ricordo di tutto ciò che è malvagio intorno a lei, e allo stesso tempo è rimasta attaccata a questa oscurità, per tutta la sua vita. Questo è il motivo per cui ha questi poteri “psichici”; può percepire e riconoscere il male perché è stata legata ad esso da quando aveva nove anni. Non semplicemente attraverso la bambola, ma è cresciuta vivendo tra le sue mura, assorbendolo. Dopo aver visto il triangolo invertito lampeggiare sullo schermo durante la sua analisi psichica, Lee pronuncia la parola "padre". E più avanti nel film, quando sua madre le chiede se dice ancora le sue preghiere, lei risponde: “Mai, nemmeno una volta. Mi spaventano” facendo scoppiare sua madre a ridere. Il diavolo è chiaramente una forza dentro di lei, che lei lo riconosca o no.Nella scena dell'interrogatorio, Longlegs spiega esattamente come funziona la bambola. “Accetta il dono e distruggerai tutti e te stessa. Oppure tienilo e inchinati, inchinati fino in fondo e mettiti subito a fare il lavoro sporco. Un lavoro che sporca mentre pulisce”, un riferimento al lavoro sanguinoso di Longlegs e della madre di Lee che lavora in nome del diavolo: purificare il mondo per lui. Nella stessa scena Longlegs fa intendere, citando i versi del libro dell'Apocalisse che a tutte le famiglie sia stata data la stessa scelta da compiere: cremisi o trifogli.Crimson or clover.Cremisi come il rosso del sangue e i trifogli, fiori che crescono come le bambine, con tre foglie come simbolo della trinità. Una trinità cristiana corrotta, perché seguendo questa scelta cristiana, Ruth deve indossare gli abiti di una suora e uccidere.Se guardiamo Carrie Anne, vediamo un collegamento diretto con la sua bambola e con il suo vero sé. È stata in uno stato comatoso per almeno otto anni poiché la sua bambola è stata rinchiusa in una scatola per quegli anni. Non appena sollevano la bambola e aprono gli occhi, Carrie Anne improvvisamente ha vita dentro di sé. Ma è solo quando Carter dice "abbiamo aperto il cervello e non c'era niente dentro", che apprendiamo che hanno distrutto la sfera e quindi hanno liberato il diavolo all'interno. Notate come, subito dopo, Carrie Anne si uccide e si uccide per riunirsi all'uomo sotto il pavimento, come dice Longlegs stesso prima di uccidersi.Anche parte della rigidità della personalità di Lee è attribuita alla bambola. La bambola di Lee è stata senza dubbio tenuta da qualche parte in casa per tutti questi anni; in piedi e mantenuta vigile grazie a sua madre. La sua tensione di personalità potrebbe essere attribuita alla rigidità della bambola. Quando Lee vede sua madre fuori con la sua bambola, sua madre le dice "è libero adesso" anche se Lee continua a insistere sul fatto che Longlegs è morto, non libero. Sappiamo che la morte è considerata libertà per gli adoratori del diavolo, che possono stare con il padre, quindi la successiva affermazione di sua madre, "anche tu sei libera adesso, piccola" ha implicazioni mortali per Lee. Tuttavia, dopo che sua madre ha liberato il male dalla testa della bambola, oltre ad essere un po' scossa ed esausta, Lee non muore, né ha la stessa inclinazione suicida di Carrie Anne quando il cervello della sua bambola si è aperto. Questo è un perfetto esempio di bene sul male. Anche dopo tutta l'esposizione al male che Lee ha avuto per tutta la sua vita, non ha ancora ceduto. Non desidera unirsi al diavolo.


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