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Pina Menichelli: la Donna Rapace tra femme fatale e femminismo

  • Writer: Anna Maria Ristori
    Anna Maria Ristori
  • Jan 12
  • 4 min read


Il film vedrà poi la donna portare il pittore al suo maniero circondato da gufi e con la scusa di donargli dei colori e una tela chiederà di essere ritratta. Una volta ottenuto il suo ritratto e scoprendo del prossimo ritorno del marito la nostra donna fatale è pronta a terminare questa avventura e per sbarazzarsi del povero innamorato utilizzerà la più tradizionale delle armi femminili: il veleno. Avvelenato con un potente sonnifero il pittore, lascerà il maniero per ricongiungersi con il marito e addirittura fingerà di conoscere il suo amante che col cuore spezzato andrà a chiedere spiegazioni del suo comportamento e lo farà portare via, riducendo quindi in Cenere, il titolo del terzo atto, la loro relazione. Il film si concluderà con una sequenza inquietante ma fondamentale: il pittore completamente impazzito per l'amore e il tradimento della donna si trova in un manicomio e sullo sfondo un disegno di un gufo, segno che l'ossessione di lei ancora lo tormenta.Quando Il Fuoco uscì nelle sale italiane ed europee, il personaggio della Donna Rapace ottenne subito quello che oggi chiameremmo un fandom. Il suo outfit era imitatissimo dalle donne dell'epoca, segno che nonostante una fetta della società avesse ancora pregiudizi verso le attrici, il fenomeno del divismo e dell'amore per le celebrità iniziava a prendere piede. Un po' come noi oggi ci facciamo il bicolore come Dua Lipa o compriamo i trucchi Fenty, all'epoca compravano il copricapo a rapace di Pina Menichelli per essere al passo coi tempi; un' influencer ante litteram.


C'è uno sdoganamento della figura della donna sensuale sullo schermo non solo dal punto di vista dello spettatore maschile, che diventa passivo come i protagonisti dei film superati dalla personalità delle donne fatali con cui hanno a che fare, ma soprattutto da quello femminile: presto ogni donna vorrà truccarsi come Pina Menichelli ne Il Fuoco o ballare come Asta Nielsen in L'Abisso (1910). La femme fatale diventerà sempre di più un personaggio imitato e amato dalle donne, che scoprono un nuovo tipo di donna, una donna che non ha bisogno di un uomo e che anzi, soverchia tutte le regole della società patriarcali e mette in trappola gli uomini con le sue forme che fino ad allora erano nascoste, consapevole dell'effetto che provocherà. La bellezza sarà finalmente la sua arma. Ma la femme fatale è una figura femminista? Quando la Donna Rapace posa in déshabillé per il pittore, quando le altre femme fatali del cinema muto danzavano in abiti rivelatori per i loro spettatori sono libere dal patriarcato? Mi piace pensare di poter rispondere sì ad entrambe le domande.Nel suo scritto ''Femmes Fatales: Feminism, Film Theory, Psychoanalysis'' la critica cinematografica Mary Ann Doane ipottizza una sorta di karma che va a punire le donne fatali per la loro condotta libertina (un po' come accade a Lulu nel Vaso di Pandora di Georg W. Pabst, che dopo aver sedotto, ucciso e sconvolto la vita di tutti gli uomini nella sua vita, verrà uccisa da niente meno che Jack Lo Squartatore), riporto il passaggio tradotto:

''(…) la femme fatale è considerata malvagia ed è spesso punita o uccisa. La sua eliminazione testuale implica una disperata riaffermazione del controllo da parte del soggetto maschio minacciato. Quindi, sarebbe un errore vederla come una sorta di eroina della modernità. Non è il soggetto del femminismo, ma un sintomo delle paure maschili sul femminismo''


Nel caso però della Donna Rapace e di molte altre femme fatali della storia del cinema questa teoria non vale. La Donna Rapace una volta ottenuto ciò che vuole dall'uomo prescelto come vittima tornerà alla sua vita senza alcun tipo di conseguenza. C'è inoltre da considerare la libertà della donna fatale, che non si esibisce più per solamente suscitare il piacere maschile, lo scopo della sua seduzione è egoistico, legato al suo desiderio di ottenere qualcosa per se stessa, che sia un ritratto o un'avventura extraconiugale. La femme fatale è sintomo della paura maschile del femminismo dunque? Certo, perché la femme fatale è una donna che libera se stessa dalle aspettative e dai giudizi della società e una donna così non può che essere considerata spaventosa. Demoniaca. Come demoniaca è la poetessa nella scena della candela spezzata, ma d'altra parte, la donna viene legata alla figura del diavolo e della tentazione sin dall'alba dei tempi. Se ci pensiamo bene infatti, la Menichelli ne Il Fuoco non è altro che una strega: una donna che si aggira nella natura e nella notte per tentare uno sventurato con la sua bellezza e con l'aiuto del fuoco, quasi come un rito satanico, lo fa cadere ai suoi piedi per poi portarlo nel suo castello circondato da gufi, animali sempre associati alla magia e alla stregoneria, sedurlo per il proprio piacere edonistico e avvelenarlo per sbarazzarsene.


In conclusione ci tenevo a non lasciarmi trasportare troppo dal mio personale amore per i personaggi negativi/villains e lasciare il piccolo disclaimer che ovviamente si può condannare la morale e le azioni di determinati personaggi, ma cosa è il femminismo se non il movimento delle cattive ragazze che rompono le regole? Ogni volta che godiamo guardando il finale di Midsommar la femme fatale dentro di noi sghignazza. Il cinema ha sempre strizzato l'occhio a questa figura di donna libera e potente ma soprattutto potente perché è libera e non trovo giusto addossarle punizioni divine e contrappassi danteschi per il semplice motivo di non appartenere all'archetipo di mary sue e di essere consapevole del proprio corpo, della propria testa e dei propri obiettivi.


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