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La faccia oscura dello star system: da Florence Lawrence al KPop

  • Writer: Anna Maria Ristori
    Anna Maria Ristori
  • Jan 12
  • 4 min read

In questa edizione vi voglio raccontare del lato oscuro della vecchia Hollywood, del potere che i produttori hanno avuto per decenni e continuano ad avere sulla vita pubblica e soprattutto privata delle star, privando loro addirittura del loro nome.Un piccolo excursus che ci porta dalla Hollywood dei primi del '900 fino all'industria musicale coreana di oggi.''Non tutto è oro quello che luccica'' neanche nella Hollywood della Golden Age; lo sapevano bene le grandi dive dell'epoca, le quali si trovavano le majors a gestirne la vita, e in alcuni casi, persino la morte. E' il caso della prima star del cinema classico: Florence Lawrence, uccisa e resuscitata a favore del pubblico. Ma andiamo a scoprire la sua storia.Siamo nei primi del 1900, c'è una ragazza bellissima e biondissima, senza nome. E' una delle più amate attrici della casa di produzione Vitagraph, la giovane cattura prima l'attenzione e poi il cuore del regista Harry Solter. Solter cercava un'attrice per un film diretto dal famigerato David W. Griffith per la sua casa Biograph e non smette di pensare a quella ragazza ma all'epoca i nomi degli attori e delle attrici erano tenuti nascosti: non si voleva che raggiungessero una fama tale da far loro montare la testa e chiedere compensi più alti. Eppure, a quella straordinaria ragazza verrà offerto il doppio del compenso normale per lavorare nella Biograph, la quale la renderà talmente famosa al pubblico che gli ammiratori, i primi fans, manderanno lettere alla casa di produzione tutte destinate alla 'Ragazza Biograph'. Questo era il suo nome, come tutti la conoscevano, Ragazza Biograph. La svolta giungerà una volta che Solter e la Ragazza Biograph, ormai sposati da anni lasceranno la casa di produzione di Griffith ed è qui che si farà la storia.C'è un produttore, Carl Laemmle, che è fondatore e proprietario di una casa di produzione indipendente e clandestina, la IMP. Doveva sfidare il monopolio al quale non apparteneva e per farlo gli servivano sale di distribuzione e professionisti e punta tutto sulla Ragazza Biograph, ma come poteva portare a sé, una casa pressocché invisibile, tutte le attenzioni?


Ecco qua che Laemmle diventa uno dei primi creatori di fake news. Inizia a girare la voce che la bellissima attrice della Biograph sia morta in un tremendo incidente stradale, i giornali si mettono subito alla ricerca di testimonianze e di conferme. Una volta raggiunta l'attenzione della stampa, quel vecchio volpone di Laemmle fa stampare la foto dell'attrice su tutti i giornali e smentisce la morte, anzi, conferma che la ex Ragazza Biograph è viva e vegeta e d'ora in poi lavorerà per la IMP. Il successo è immediato, si organizza una sorta di rassegna stampa in cui il pubblico e i media incontrano l'attrice, per la primissima volta presentata con il suo nome: Florence Lawrence. E' un battesimo importante, è la prima volta nella storia del cinema che il pubblico conosce il nome di una star.Con Florence nasce lo star system, legato a doppio filo alla stampa e triplo filo alla casa di produzione, purtroppo. La vita degli attori e delle attrici diventa dipendente da entrambe, le aspettative di perfezione di attrici e attori agli occhi della stampa e quindi del pubblico favoriscono la politica dittatoriale delle case di produttrici che gestiranno la vita pubblica e privata di ogni star. Contratti settennali impossibili da strappare, ruoli umilianti non rifiutabili e infinite sedute di chirurgia plastica. Le star diventano come plastilina nelle mani dei produttori, bambole che devono sempre apparire più che perfetti, inumani, quasi divini, superiori al popolo comune. Come dicevo precedentemente, anche la vita privata delle star era regolata dai produttori, a seconda degli orizzonti di attesa del pubblico: le grandi dive dovevano risultare inarrivabili, erano loro vietati matrimoni e relazioni con colleghi e non, alle piccole star era vietato crescere e le violenze erano all'ordine del giorno.Se si pensa alla quantità di suicidi, morti sospette di attori e attrici dell'epoca non si può non dare la colpa alle regole dello star system, ma non solo: si contanto sulle dita di una mano intera le volte che alla povera Judy Garland, la star de Il Mago di Oz, furono operati aborti clandestini con ferri poco del mestiere in camere di hotel, solo perché la giovane aveva osato avere relazioni amorose, vietate dal suo contratto. Poi c'erano i primi Weinstein, aggravati dalla pedofilia, la testimone più eminente è Shirley Temple stessa, che fu cacciata dai suoi agenti dopo che, da bambina, si mise a ridere (per lo shock e per innocenza) davanti a uno dei produttori che le si era presentato in camera completamente nudo. Insomma, non è assolutamente oro ciò che luccica lo star system, non lo era all'epoca e non lo è tutt'ora se pensiamo all'idol system dell'industria musicale coreana. Contratti privativi sotto ogni punto di vista: una volta entrati a far parte del sistema, gli idol e le idol sono costretti a ore infinite di esercizio fisico e di chirurgia estetica per risultare sempre perfetti e attraenti, la loro vita privata e persino famigliare viene totalmente annullata in favore di una vita virtuale destinata ai fan (sono famosissime le clausole dei contratti che vietano di avere relazioni, per mostrarsi disponibili e raggiungibili dal pubblico, facendo leva sulla giovane età delle fan che potrebbero indignarsi se il loro cantante preferito risultasse fidanzato) E infatti non sono pochi purtroppo i casi di suicidio anche da parte di giovanissimi artisti del settore del k-pop, sotto una pressione invivibile delle loro agenzie, come avveniva già ai divi e le dive della Hollywood classica d'oltreoceano un secolo prima.


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