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La Porta Rossa Episodio 02: il paradosso dell'horror

  • Writer: Anna Maria Ristori
    Anna Maria Ristori
  • Feb 6, 2022
  • 17 min read


[Sigla] Uh ok-ok mi sciolgo..ciao! Questo è il secondo episodio della Porta Rossa, il podcast che tratta di horror theory e io sono sempre Annamaria, la tua amichevole horror enthusiast di quartiere. La scorsa volta abbiamo dato un'occhiata generale al concetto di paura e abbiamo scoperto le strategie dello spavento utilizzate nel cinema. In questo episodio invece ci addentreremo più in profondità nel mondo della filosofia dell'horror. [Uh sono di nuovo nervosa ahh, ma ora mi sciolgo giuro] questa puntata è fondamentale e voglio farla bene! Ehm, io ti consiglio ti prenderti uno snackino oppure spero che tu abbia qualcosa da fare mentre mi ascolti, perché oggi ce la prendiamo comoda credimi. Ero partita da uno script di bozza di 60 pagine e sono riuscita ad arrivare a 30 tagliando e cucendo le letture che voglio commentare, quindi renditi conto. Oggi non si scherza. Neanche io scherzo perché a na certa dovrò smettere di leggere lo script e andare a ruota libera, tipo adesso... Ed eccomi, in questo momento non sto leggendo lo script, non ho niente davanti agli occhi ma tu potrai leggere senza problemi, se ne avrai bisogno, il testo dell'intero episodio sul blog.Non sto leggendo lo script e non mi sono preparata niente, perché questo episodio prende un un'onda un attimo, più personale, più soggettiva perché in questo episodio parleremo dei paradossi dell'horror, i quali rispondono alle domande: perché ci piace l'horror? Perché anche se ci fa paura andiamo comunque a vedere i film horror? che ci attrae così tanto da dall'essere spaventati? cioè noi sappiamo a un certo punto ssobbalzeremo sulla poltrona del cinema, sul divano o dovunque lo stiamo guardando. Comunque non possiamo resistere da guardarli. E in questo episodio ti andrò a leggere ma più che altro commentare alcuni brani tratti dal saggio di un intellettuale di nome Aron Smuts proprio sugli approcci cognitivi e psicologici che l'horror ha su di noi, sull' attrazione che proviamo, perché la proviamo ecc. Però prima mi piaceva parlare con te di come io sono entrata in questo mondo dell'horror e se tutto va come deve andare, troverai in fondo alla pagina di Spotify dell'episodio o su Anchor.Fm troverai una casellina dove potermi dire tu quando hai iniziato a seguire l'horror se lo apprezzi? Qual è stato il tuo primo film horror? Oppure se non ti piace l'horror puoi dirmi perché ti fa paura? Perché proprio non ce la fai io non do mai per scontato che alle persone piaccia l'horror.Anche se per me è una cosa naturale, cioè proprio parte di me, però so che possa fare paura a molte persone e mi farebbe piacere sapere che cosa ti piace o se non ti piace che cosa ti paura. Così non solo stabilisco un contatto tra me e te ma vediamo se riusciamo a mettere in pratica tutte le teorie sulla horror theory. Comincio io a dirti cosa mi ha iniziato all'horror: io ho un ricordo vivissimo della mia infanzia,nonostante mia madre dica di non aver mai visto X Files, io ricordo benissimo la sigla di Xfiles alla televisione, anzi guarda te la metto [Sigla XFiles] Ecco, dopo averti fatto venire un pò i brividi che la sigla di X Files lo fa, lo deve fare torniamo a noi: io ricordo benissimo, ho questo ricordo proprio vivissimo della sigla di X Files nella televisione di casa però mia mamma dice che lei non l'ha mai visto; ne sono sempre rimasta da lì affascinata. Da quel suono quasi ipnotico e poi quel senso, anche di di proibito no, perché prima ma anche adesso li danno tutti sempre in seconda serata e tu da bambino non puoi guardare la televisione fino a tardi e soprattutto non puoi guardare i film horror! No, fanno paura e c'era sempre quel senso di proibito nel restare svegli di notte, nell' infrangere le regole, a guardare qualcosa che sapevamo, non dovevamo e io ricordo il mio primissimo approccio con l'horror, il mio imprinting con l'horror è stato la notte dei mondiali del 2006, dopo la partita andammo poi a letto e io rimasi sveglia a guardare un po di televisione e me lo ricordo come se fosse tra un minuto, mi ricordo che passò il trailer de Le Colline Hanno Gli Occhi, credo fosse Le Colline Hanno Gli Occhi (il reboot, quella ciofeca incredibile) credo fosse quello e io me lo ricordo, era notte e buio e vidi passare questo trailer, non mi rendevo conto, cioè non capivo che cosa stessi guardando, cioè non mi ero resa conto che fosse un film di paura e ci fu un breve stacco. Hai presente quando nei trailer dei film fanno quel mini stacco per poi farti vedere la foto paurosissima alla fine no, per farti il Jumpscare alla fine del trailer, in quel trailer lì lo fecero e apparve, fecero vedere una foto ingrandita di uno dei dei feti deformi delle colline hanno gli occhi. Il terrore in me mi mi crebbe proprio dentro le viscere. Un terrore assurdo, ero piccola nel 2006 non avevo neanche 11 anni a luglio, quindi ero ancora piccola e io mi ricorderò però quella scena per sempre èerchè è stato proprio il mio imprinting, perché mi ricordo cosa ho provato, cioè mi ricordo di aver provato l'impressione..Come se fossi stata colpita e non potessi tornare indietro, cioè come se avessi ricevuto una ferita che avrebbe lasciato una cicatrice e questo concetto, tra l'altro, mi fa pensare molto a quello che pensavano i romani. Gli antichi romani odiavano, non tutti la parte cristiana degli antichi romani odiava quando la gente andava a vedere gli spettacoli dei gladiatori e le corse, insomma tutte quegli eventi che facevano Roma dove la gente ci moriva malissimo e li odiavano perché per i cristiani credevano che la vista, l'occhio non lasciasse filtri, non permetteva che si filtrasse quello che vedevamo e quindi tutto ciò che vedevi ti rimaneva impresso. Che è vero, perché quando tu vedi una cosa puoi dimenticartelo, certo che puoi dimenticartelo però il tuo cervello comunque la incasella, è un ricordo che hai acquisito. Quindi è una cosa che ti rimane da qualche parte e loro pensavano questo no, che una volta che hai visto uno spettacolo dei gladiatori che si ammazzavano tu non saresti più stato lo stesso e per me questo è stato il trailer de Le Colline Hanno Gli Occhi: io vidi il trailer, vidi quella scena, quel frame non fu più la stessa, e da lì poi fui sempre più affascinata da questa cosa proibita, perché quando sei un bambino te lo dicono di non guardare i film, di paura, eccetera e io invece da lì per riprovare quel brivido, per riprovare quella sensazione di viscere che tremavano andavo a cercarmele! Io avevo i miei nonni che vivevano al piano sopra di me e loro collezionavano I Tv Sorrisi e canzoni e nel Tv Sorrisi e canzoni ci stavano sempre Le guide TV, i film che passavano alla televisione durante tutta la settimana in tutti i canali e io mi andavo sempre a cercare le copertine dei film horror: mi mettevo lì sfogliavo e tipo mi guardavo che ne so, boh tipo Domenica 10 agosto alle 02:00 am su un canale Gianpippo TV c'era un film horror e ci stava la locandina con un accenno di trama, tipo tre righe di trama. Era tipo diventato il mio gioco preferito, era il mio passatempo preferito cercarmi le copertine degli horror per avere paura e il mio primissimo film horror, il mio primissimo film horror, quello che proprio mi hai iniziato è stato quella pensionata clamorosa, quella trashata unica del La Maschera di Cera, quello con Paris Hilton e chi era quell'altro? Chad Michael Murray, credo. Può essere, può essere. Che lo passarono tipo d'estate pure quello alla televisione. Lo passarono su Italia Uno, hai presente quando d'estate fanno serata horror, no? Io ovviamente cliente fissa e mi ricordo, ero in casa e siccome era estate, i miei erano fuori in giardino e invece io si può passare di casa e mi fermai lì a guardare, no, incuriosita e poi raccontai tutta la trama a mamma e lei mi disse ''ma che guardi!'' E invece a me piacque, piacque tantissimo, rimasi tantissimo affascinata da questa storia. E la maschera di cera è veramente il trash del trash (ma pure io il mio primo film horror con Paris Hilton) e poi rimasi affascinata e non mi fermai più. E mi appassionai a tutti quei programmi orrendi tipo Voyager e Mistero. No se te mi dici che hai le videocassette o i Dvd o se sai dove posso trovare gli episodi completi di mistero, questo mi renderebbe la persona più felice del mondo, era il mio appuntamento fisso. Quelle. Bischerate di cui parlavano! Raz Degan e Enrico Ruggeri che parlavano degli alieni, dei rapimenti alieni, cioè la follia, cioè veramente un fever dream, il mio programma preferito Lo stesso Voyager con Giacobbo, a cui sono affezionatissimo, in cui parlava sempre della fine del mondo e Nostradamus e io mi cagavo addosso tutte le volte perché ero piccina e impressionabile, già sviluppavo un po la mia personalità, i miei primi problemini e io ero terrorizzato da tutte queste cose, ma ero veramente dipendente da questa questi tipi di programmi, da questo tipo di contenuti e me lo ricordo sempre, i miei genitori mi dicevano ''ma perché guardi queste cose dopo non dormi?'' E ''Vedi non hai dormito perché hai avuto paura!'' Ma io non ce la facevo a resistere. Cioè io sapevo d'aver paura perché io provavo la paura, era proprio quello il bello, il bello era sapere che provavo la paura. E questa è una cosa fondamentale nello studio della horror Theory. Noi andiamo di nostra spontanea volontà a vedere un film di paura per provare paura, e la paura non è un sentimento positivo, è un sentimento che fa soffrire e noi? Abbiamo questo istinto quasi masochista. Per quanto riguarda il genere horror e per me è una cosa molto affascinante e io adesso alla mia veneranda età sono totalmente anestetizzata, cioè non c'è assolutamente niente che in un film horror possa farmi paura. Non c'è nessun jumpscare, non c'è nessuna scena gore, niente, che mi possa spaventare o mi possa mettere a disagio. Io la maggior parte dei contenuti di cui faccio fruizione sono horror quindi sono totalmente abituata. Ovviamente guardo anche tutti gli altri film, però ecco nella mia lista delle visioni è empre l'horror quello va più per la maggiore. So totalmente anestetizzata e per questo riesco a parlarne in modo più razionale, forse più logico, analizzando vari aspetti. E per questo mi fa piacere discuterne anche con te, sapere se tu hai paura, se ti fanno pure i jumpscares, quale è stato il tuo primo film horror. Io mi ricordo quando uscì the ring. Era il 2002 e tipo a fine elementari/ inizio delle medie c'era poi The Ring 2. Iniziavi a fare un po' di Pigiama Party, io no (si vabbè anch'io un paio di volte, vabbè, bugie) e almeno da me, poi fammi sapere se anche da te c'è stato ci fu un'ondata di ossessione per The Ring che tutte le volte che tipo qualcuno faceva un Pigiama party, guardavano the ring e poi si scrivevano addosso per tipo svegliarsi e far fare pensare, oh mio Dio è passata Samara e si spaventavano. Per me non aveva senso perché quando vidi The Ring la prima volta non ebbi paura, Forse perché ero già più nel mio campo. Tra l'altro l'ho rivisto di recentissimo The Ring e oh invecchiato come il vino! E' del 2002 e è invecchiato da dio! no, non ne fanno di così bene oggi! Eppure, essendo un remake di un originale giapponese (noi sappiamo che l'horror giapponese è un mondo a parte e ne parleremo ma per essere un remake è invecchiato veramente da Dio e sono rimasta veramente contenta. Quando l'ho rivisto un paio di mesi fa, l'ho guardato proprio con passione. E io mi ricordo che lo vedevano le ragazzine tipo verso le medie, erano terrorizzate: si scrivevano le frasi tipo ''morirai fra 7 giorni'' Cioè questo è il bello dell'horror: che la paura si riesce a condividerla. Se guardi un film con altre persone, riesci a condividerla. Riesci a sublimarla, è un'esperienza veramente catartica, quello che ti dicevo nello scorso video .Si condividere il brivido e il buio e poi alla fine, quando riaccendi la luce ti fai una risata che ti esorcizza la paura. E' veramente una cosa che non dobbiamo dare per scontato. che sembrano stupida ma è dato per scontato soprattutto dai nostri cugini americani:lo vedi quando esce la americanata del momento e per americanate nel momento ovviamente sai che intendo Paranormal Activity, in cui ti facevano vedere le riprese dal vivo del cinema in cui c'era gli americani che urlavano, si lanciavano addosso fra di loro i popcorn perchè a quella gli era scappata la coperta. Che è una cosa che sì, nelle nostre strategie dell'orrore abbiamo visto è quel momento inaspettato che che ci fa paura Ma gli americani dai, senti che la gente si sente male, che si fanno ricoverare, che gli prende gli infarti! Non è questo il modo per affrontare un horror, cioè già questo tipo di esperienza non ti porta niente, è solo paura chimica. Come quando nel film di possessione del momento gli americano si portano il prete in sala .Noi abbiamo paura di cose che sappiamo non essere vere. Qualcuno al punto di sentirsi male, è possibile, per me non è concepibile nel mio modo di affrontare l'horror; ma penso che possiamo ovviamente avere degli horror, sennò non sarebbero horror. Però pensaci: quelli si alzano, prendono la macchina, pagano il biglietto consapevoli di andare a vedere un film che sanno li farà stare male, e lo fanno comunque! E' interessante, nel brano che oggi ti vado a commentare se ne parla di questo effetto che la paura ha in noi, di attrarci e repellerci allo stesso tempo. Okay, ora sono tornata davanti alla comodità del mio script e possiamo procedere con i testi di spessore. Il saggio di cui voglio parlarti oggi si intitola Cognitive and Philosophical Approaches to Horror, Approcci Cognitivi e Filosofici all'Horror ed è stato scritto da Aaron Smuts, professore di filosofia che si è specializzato un po' in ciò che faccio io, la filosofia dei film, videogiochi soprattutto nei temi più creepy. In questo saggio, Smuts si occupa di quattro questioni fondamentali al centro della ricerca analitica e cognitivista dell'horror. Le domande sono: 1-Cos'è l'orrore? 2-Qual è il fascino dell'orrore? 3-Come fa paura alpubblico? 4-È irrazionale avere paura della narrativa horror? Problema 1. Cos'è l'orrore? Per cercare la definizione di horror, Smuts fa riferimento ai video store. Madonna te li ricordi te? Che bei tempi, mi sento vecchissima, io me lo ricordo benissimo il video store dove andavo sempre a noleggiare le videocassette, l'odore un po' di chiuso, le luce soffusissime, la moquette blu elettrica. Mi sembra proprio passata un'altra vita rispetto ai servizi di streaming a cui siamo abituati. Poniamo che i video store esistano ancora e che chiediamo al commesso di mostrarci la sezione horror. Stessa cosa può accadere quando sfogliamo i cataloghi di netflix o prime video, nella sezione horror noi dobbiamo aspettarci delle pellicole che rispettano determinate caratteristicheNel video store o nel catalogo ci troveremmo dinanzi a una lista infinita di titoli diversissimi come ad esempio L'Esorcista, The Blair Witch Project, Chucky ecc. Questi esempi sono però nettamente pratici, noi cerchiamo una definizione teorica di orrore. Smuts attinge agli scritti di quello che è considerato uno dei padri della horror theory, ossia Noel Carroll. Per Carroll un horror si identifica tale quando si ha la presenza di un mostro. Cos'è il mostro? Il mostro dovrebbe essere una creatura che non viene riconosciuta dalla scienza attuale (o canonica nel mondo fictional di riferimento) Un esempino velocissimo di cosa intendo per la seconda: nell'universo di star wars esistono già creature riconosciute come Chewbacca e gli Ewok, Star Wars potrebbe definirsi un horror qualora la minaccia venisse da creature pericolose che non sono conosciute in quell'ecosistema)In molti generi possono esserci dei mostri, come nei fantasy o nella fantascienza come appunto in Star Wars. Un esempio di horror invece è Alien, in quanto i face huggers e la loro madre non fanno parte del nostro ecosistema. [audio di Alien] Ora noi vediamo spesso inseriti sotto la categoria horror film come Psycho o Il Silenzio Degli Innocenti, Carroll invece li inserisce sotto la categoria thriller. Mi sento di dargli ragione. Noi saremmo tentati di categorizzare queste pellicole come horror per la paura, la suspance che ci fanno provare ma per Carroll i killer non rientrano nella categoria mostri perché umani, spaventosi sì ma comunque parte del nostro conosciuto. Dobbiamo naturalmente provare paura verso certi soggetti ma come protagonisti di thriller e non di horror. In questo mi sento di dargli ragione, pure io sono dell'idea che il thriller sia semplicemente un horror con una minaccia umana. Una cosa da cui invece voglio totalmente dissociarmi è l'idea che ha Carroll di personaggi come Norman Bates di Psycho [audio di psycho] Per Carroll personaggi come Norman Bates o Buffalo Bill del Silenzio degli Innocenti rientrerebbero nella categoria mostri/creature fuori natura in quanto non identificabili né uomini né donna. Ora, io ovviamente mi dissocio da questo pensiero transfobico, la nostra società è andata per fortuna molto avanti per quanto riguarda la presenza del mondo queer e trans nel mondo del cinema horror e ci tengo a dirti che ne parleremo in un episodio a parte perché la teoria queer nel mondo horror merita tutto un suo approfondimento e soprattutto merita di non essere affiancata alle idee antiquate di Carroll. Purtroppo la comunità trans e queer sono state per anni trattate in modo negativo nell'ambito dell'horror e insieme vedremo di scardinare questa forma mentis. Non ti viene in mente già un primo paradosso dell'horror? Film come Non Aprite Quella Porta cosa sono? La minaccia è umana, come in Scream o nella maggior parte degli slasher! Non c'è niente di soprannaturale nel killer ghostface o nei cannibali. Ecco, lo slasher ci crea l'eccezione. Per questo si parla di horror realista, in contrastro con l'horror soprannaturale. Si aprirebbe poi un'ulteriore questione che potremmo portare avanti per ore intere, ci vorrebbero interi podcast per parlarne. Ci sarebbe da parlare di cosa rende un mostro da horror il cattivo e tutta la teoria villain, tutta la dicotomia bene e male e i punti di vista. Smuts fa il rapido esempio degli alieni di Alien e della regina che non sono cattivi per desiderio di esserlo, ma semplicemente perché è la loro natura, la madre cerca di proteggere i propri piccoli. Insomma si entrerebbe in un ginepraio infinito, molto divertente per me perché io amo questi argomenti, ma infinito. Passiamo dunque al secondo problema: qual è l'attrattiva dell'horror? Problema 2. Qual è l'Attrattiva dell' Horror? Ora le cose si fanno complicate. Come ti dicevo prima, noi andiamo al cinema consapevoli di provare paura. Perché lo facciamo? E' questo il paradosso dell'horror. Nella vita di tutti i giorni noi evitiamo volontariamente esperienze dolorose ma ci sottoponiamo costantemente e soprattutto volontariamente ad arte dolorosa che ci provoca anche reazioni negative come ti dicevo prima no, quando gli americani si fanno ricoverare dopo aver visto paranormal activity. Per capire questo paradosso dobbiamo chiederci se la fruizione dell'horror ci provoca un certo tipo di piacere.Esitono varie scuole di pensiero che rispondono alla domanda: -i teorici della compensazione pensano che ogni a ogni reazione dolorosa corrisponda poi un piacere, che possiamo provare grazie a una narrazione ben fatta e quindi soddisfacente e perché ci rendiamo consapevoli della nostra empatia umana davanti alle sofferenze dei protagonisti -I teorici della conversione sostengono che l'esperienza del dolore in realtà non è un vero dolore ma un piacere più grande, una specie di catarsi aristotelica. -I teorici del potere invece credono che assistiamo all'horror per testare la nostra resistenza e superare la nostra paura.-Infine i teorici dell'esperienza si focalizzano più sull'importanza dell'esperienza stessa che sul fatto che sia una esperienza dolorosa. Sia Carroll che Smuts appartengono alla categoria dei teorici della compensazione, pensano ad un compenso edonistico e piacevole che ci deriva dal dolore. Praticamente per loro noi siamo uno stuolo di masochisti! Eppure, non tutti i film horror possono darci piacere. Certo alcuni possono farci divertire, ma un horror come dio comanda è quello che non ha nulla di piacevole ma che ci fa tenere le luci accese e mettere in dubbio tutto quello in cui crediamo.E noi tendiamo a cercare più il secondo tipo, noi cerchiamo proprio la paura. Qui nasce l'ulteriore paradosso: che il piacere che dovremmo provare in realtà non lo cerchiamo né lo proviamo. Quindi la compensazione edonistica si va a cancellare.Anzi, è veramente quasi un atto masochistico. Smuts fa l'esempio di quelle persone che tristi dopo essersi lasciati vanno ad ascoltare canzoni d'amore o guardare film romantici non tanto per cercare la compensazione e quindi un sollievo ma per soffrire di più. Stessa cosa facciamo con i film horror. Vogliamo spaventarci, amiamo spaventarci il più possibile.Quindi non esiste un piacere? Non esiste un paradosso dunque? Siamo semplicemente noi autolesionisti? Smuts ci da lo schiaffo psicoanalitico dicendo che per esempio noi guardiamo NONOSTANTE il disgusto i film slasher e torture porn come Saw perché possiamo sublimare la nostra sete di violenza che per vivere in società dobbiamo reprimere. Tu che ne pensi? Prima di passare alla prossima questione, prendiamoci una pausa ascoltando un estratto da una delle scene più belle del film Il Silenzio Degli Innocenti[audio il silenzio degli innocenti]Torniamo dopo questa indimenticabile scena con il terzo quesito investigato da Smuts Problema tre: Come fa l'orrore a spaventarci? Per rispondere a questa domanda dobbiamo fare un brevissimo excursus sulla caratterizzazione delle emozioni. Si parla di teoria cognitiva quando si sostiene che le emozioni siano atteggiamenti rivolti a degli oggetti che necessiato di essere valutati. Quindi per questa teoria le emozioni non sarebbero solo sentimenti o reazioni fisiologiche, bensì dei giudizi. Dunque la paura dovrebbe essere la nostra convinzione che una situazione stia mettendo noi o qualcuno in pericolo. Eppure quando guardiamo un film horror mica siamo davvero in pericolo, sappiamo benissimo di essere al sicuro in casa nostra o al cinema, e allora perché ci caghiamo? Eheh qui entra in gioco il bellissimo mondo della narrazione, della macchina da presa che creano situazioni, giochi per i nostri occhi e per il nostro cervello.Il film horror gioca con noi mettendo in moto il nostro sistema di immaginazione. Solitamente quando guardiamo un'opera di finzione sospendiamo l'incredulità quindi possiamo subire la stimolazione di una reazione verso qualcosa che nella quotidianità non potremmo mai vivere ma ci sembra plausibile grazie alla costruzione del film. Smuts qui poi fa il gradasso cercando di smontare questa teoria perché lui non si caga durante i film horror perché non sospende l'incredulità. Ma va va. Allora è più ganzo lui. Noi siamo fisiologicamente predisposti a rispondere a determinate situazioni di disgusto o paura già nella vita vera e vederle trasposte non fa altro che attivare in noi quei meccanismi di allarme.Ecco come fa l'horror a spaventarci, e ora che lo sai puoi testare diverse tipologie di horror per vedere cosa ti spaventa di più o meno, ti serve anche per scoprire qualcosa in più di te, cosa ti fa scattare e perchè!. E' interessantissimo l'horror proprio perché va a scavare nelle nostre intimità. Ora che abbiamo visto come funziona il meccanismo dello spavento dobbiamo rispondere all'ultima domanda: è razionale avere paura di qualcosa di fittizio? Problema 4: è irrazionale avere paura di un mostro di finzione? Alla fine di questo pippone, Smuts mette a confronto due teorie contrastanti. Prende gli studi trentennali di Colin Radford per provare che la nostra paura di fronte ai film horror è irrazionale. Senti perché: dice che è irrazionale aver paura perché sappiamo che quello che stiamo vedendo non è reale. Radford mette in dubbio pure le fobie dicendo che non è razionale avere paura di qualcosa che sappiamo essere innocuo o improbabile nel nostro quotidiano. Fa l'esempio dei vermi schifosi del film Slither. I vermi solitamente sono innocui e non esistono vermi assassini quindi è irrazionale avere paura di Slither o avere la fobia dei vermi. In poche parole Radford è uno molto divertente alle feste che ti dice che per far passare la depressione devi uscire a fare una passeggiata e sorridere. Contro questa teoria torna in campo Carroll a dire che è normalissimo avere paura anche di storie di finzione. Questo perché, perché come abbiamo visto prima, il nostro cervello reagisce all'allarme che un horror può farci scattare. Vediamo una situazione di potenziale pericolo, sappiamo non esserne noi i protagonisti ma possiamo calarci nella parte ed empatizzare. Ma non solo empatizziamo verso i personaggi degli horror. A me è capitato raramente ma è capitato di dover accendere la luce durante o dopo la visione di un horror ( ti svelo un segreto: il film che mi ha costretta a dire 'no non ce la faccio, devo accendere la luce' e che mi ha fatta sentire osservata dopo la visione è stato quel gioiello poco conosciuto di Possum. E sono certa che tu direttamente o persone che tu conosci abbiano o abbiano avuto almeno una volta paura degli horror, alla fine è un classico! Riguardo a questo, la paura che proviamo, quel brividino che sentiamo nelle viscere quando finisce il film che ci porta ad accendere la luce nel buio per essere sicuri di non trovarci il babadook in camera viene dalla nostra curiosità che una volta soddisfatta, una volta visto che siamo davvero al sicuro, fa passare la paurina.E' la stessa curiosità che ci viene nella vita vera quando vediamo un incidente e abbiamo subito voglia di guardare nonostante sappiamo che quello che vedremo ci farà ribrezzo. Una volta soddisfatto il desiderio dell'esperienza dolorosa passa tutta la paura. E' il brivido dell'attesa. Della prova di resistenza.

E una prova di resistenza è stato anche questo episodio molto lungo a cui ti ho sottoposto. Ti ringrazio per aver ascoltato fino a qui, avrei voluto prendere gli ultimi dieci minuti per discutere un po' sulla mia visione della horror theory ma penso che commento i brani di questo episodio si siano un po' capite le mie idee e poi le svilupperò via via che andiamo avanti e anzi! Se ti può far piacere avere un intero episodio dedicato alla mia horror theory fammelo sapere! Ti aspetto al prossimo episodio, sto cercando di darmi un calendario e di far uscire ogni due settimane un episodio. Perciò, ti aspetto al prossimo episodio, ciao! Fonti: Noel Carroll, The Paradox of Horror Aaron Smuts, Cognitive and Philosophical Approaches to Horror (contenuto in A Companion to Horror Film di Harry Benshoff

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