La Porta Rossa ep.04: Il Sublime e Il Cosmic Horror
- Anna Maria Ristori

- Mar 2, 2022
- 12 min read
Hey tu! Siamo ancora qui, ad esplorare le varie stanze oltre la Porta Rossa alla scoperta della teoria dell'horror. Io sono Annamaria e uhh, questo episodio sarà un po' complesso, ma mi sono promessa di non renderlo un pippone, anche perché si rischia di finire in un carpineto da cui sarebbe impossibile uscirne. E ora capirai da te perché: l'argomento di cui voglio parlarti oggi è l'horror lovecraftiano. Eh lo so, lo so, ti è già sceso il latte alle ginocchia immagino ma giuro non è una cosa così tremenda, ce la possiamo fare, forza e coraggio e partiamo! Ah piccolo disclaimer veloce: parliamo dell'horror lovecraftiano no, quindi è scontato che dobbiamo parlare di Lovecraft ma essendo stato lui un soggetto abbastanza problematico preferisco trattare i suoi contenuti con un approccio più generale, anziché scavare nella sua poetica e nella sua filosofia, che sono oltre che anacronistici come ti dicevo problematici e influenzati dal pensiero dell'epoca e su questo podcast non voglio portare neanche accenni a quello che Lovecraft pensava e da dove gli venivano quelle idee. Ma in senso generale possiamo parlarne soprattutto dato che parliamo di cinema e di horror lovecraftiano al cinema se ne vede un sacco. Prima però...per arrivare a Lovecraft dobbiamo partire un po' più da lontano, dal mio concetto filosofico estetico preferito. In contrasto alle correnti neoclassiche, il romanticismo nell'arte e nella letteratura portò alla luce tematiche filosofiche rivoluzionare. I concetti di brutto in contrasto col bello ideale, di oscurità opposta alla luce .. E' adesso che i filosofi del diciannovesimo secolo delineano il concetto di terrore e di sublime. E fidati che il sublime è il padre dell'horror lovecraftiano. Vediamo insieme cosa scrisse Edmund Burke, filosofo e politico inglese. Cito: ''Tutto ciò che può destare idee di dolore e di pericolo,
ossia tutto ciò che è in certo senso terribile, o che riguarda
oggetti terribili, o che agisce in modo analogo al terrore,
è una causa del «sublime»; ossia è ciò che produce
la più forte emozione che l'animo sia capace di sentire.
Dico l'emozione più forte, perchè sono convinto che le
idee di dolore sono molto più forti di quelle che riguardano
il piacere'' Burke ci dice che la paura è la passione che ha più potere sulla nostra mente, che tutto ciò che riteniamo terribile scatena il Sublime, indipendentemente dalle sue dimensioni perché sappiamo che tal cosa è fonte di un potenziale pericolo. Vediamo due esempi veloci: la balena è un animale estremamente enorme, le sue dimensioni ci possono spaventare certo ma in se' non è un animale pericoloso e per questo non ci provoca paura e il senso del sublime, al contrario del serpente, infinitamente più piccolo del mammifero marino ma estremamente pericoloso e letale, quindi per noi spaventoso e causa del sublime. Stessa cosa accade con il paesaggio. A parità di dimensioni una vallata rigogliosa e fiorita sotto un cielo terso che si estende oltre la nostra capacità di vedere è senza dubbio una visione magnifica che ci fa sentire molto piccoli ma non ci provoca paura, anzi, solitamente sono proprio quei paesaggi da cartolina che amiamo visitare, mentre un mare agitato di certo non ci da quella sensazione di pace e bellezza. Un mare scuro, infinito, che può risucchiarci e dal quale può uscire qualsiasi minaccia è l'esempio base del sublime. Le profondità marine sono terrificanti, buie, non sappiamo cosa può nascondersi tra quei flutti, ed è questo senso di precarietà e di nostra mancanza di controllo che scatena il sublime. Una pianura fiorita ci invita a sederci a fare un picnic, l'oceano ci ricorda che noi non siamo altro che un granello di sabbia a confronto con la sua infinità e nel suo potenziale pericolo. Eppure non possiamo negare la nostra fascinazione verso l'oceano e ciò che nasconde. Tratteniamo il fiato quando vediamo i video della gente che si fa mettere nella gabbia per nuotare con gli squali. Ci fa paura ma quel senso di terrore è appagante. Quello è il sublime. Burke cerca anche le radici etimologiche dei sentimenti che proviamo quando siamo difronte al sublime. Stupore, Timore sono legati ad un senso di rispetto, ammirazione e riverenza davanti a qualcosa. In inglese astonishment e il francese etonnement, il nostro attonito che derivano da attonitus (essere colpito da un tuono), sintentizzano perfettamente la sensazione di stupefacenza e terrore. Burke poi si spinge nell'analizzare l'importanza del colore, delle ombre, del buio nell'ambito del sublime. Abbiamo visto che il sublime nasce dal senso di pericolo e di precarietà davanti a qualcosa su cui non possiamo avere controllo e verso il quale proviamo un senso di riverenza. Il buio, il vuoto, il silenzio, l'infinito. Lo stesso semplice concetto del colore nero. L'assenza di tutto. L'oblio. Gli esseri umani sono creature finite e limitate, non possiamo avere la conoscenza e il controllo di ciò che si cela nel buio, nel silenzio. Eppure sin dalla notte dei tempi abbiamo dato un'importanza sacrale al silenzio, all'abbraccio del buio. Abbiamo imparato a convivere con la nostra limitatezza e nonostante abbiamo provato a piegare la natura ai nostri desideri, restiamo attoniti quando un vulcano erutta o il mare è in tempesta. Da sempre abbiamo guardato al cielo chiedendoci cosa ci fosse al di là di quello che il nostro occhio può vedere, ci siamo fatti le guerre alla conquista del suolo lunare, abbiamo costruito satelliti e basi spaziali e non smetteremo mai di cercare il segreto dell'universo. Noi così piccoli contro l'infinito. Questo è il sublime. Del sublime se ne occupa anche Friedrich Schiller, in modo ancora più pratico di Burke e credo che i suoi scritti ci portino proprio precisi precisi all'horror lovecraftiano. Vediamo cosa dice Schiller. ''Sublime è quell'oggetto nella cui rappresentazione la nostra natura sensibile riconosce i propri limiti. L'oggetto sublime in primo luogo rende a noi visibile la mancanza di indipendenza che ci caratterizza come esseri naturali. Un oggetto è teoricamente sublime quando ha in sé una rappresentazione dell'infinità e è praticamente sublime quando ha in sé l'idea di un pericolo che la nostra forza fisica sa di non poter vincere'' E andiamo avanti '' Ancor più solerte si mostra la fantasia nel rendere terribile ciò che è misterioso, indeterminato o impenetrabile. Qui la fantasia in verità si trova nel suo proprio elemento, poiché laddove la realtà non le pone dei limiti e la sua attività non si riduce a un caso specifico, le si apre dinanzi l'ampio dominio delle possibilità. Paventiamo in ciò che è ignoto qualcosa di infausto. Okay, ora che abbiamo letto le parole di grandi filosofi vediamo di fare chiarezza che ne dici? Passiamo a Lovecraft. Ispirato senza dubbio dalle opere di Edgar Allan Poe e influenzato come ti dicevo prima purtroppo dal pensiero del tempo, Lovecraft ha creato l'horror cosmico che alla fine non è altro che il genere horror del sublime. In pochissime parole spicciolissime: l'horror cosmico e lovecraftiano è quel sottogenere che si rifa alla paura dell'ignoto e dello sconosciuto. E te mi dirai ora: ma Annamaria tutto l'horror riguarda la paura di ciò che è sconosciuto, lo abbiamo detto pure nelle puntate precedenti che la horror theory si basa sulla paura di cose che noi non riconosciamo nel nostro sistema scientifico! E io ti rispondo: beh sì, ma allo stesso tempo no. Se l'horror tra virgolette classico si basa su un sistema di creature e situazioni che a noi possono essere sì sconosciute ma talvolta pure conosciute, la differenza con l'horror cosmico o lovecraftiano che dir si voglia è la nostra posizione. Mi spiego meglio. Abbiamo visto come nel sublime, la nostra capacità di reazione è minima o nulla davanti a qualcosa che va oltre le nostre conoscienze e comprensioni, la paura e lo stupore si scatenano nel momento in cui riconosciamo la nostra limitatezza, la nostra piccolezza davanti a qualcosa di potenzialmente infinito rispetto a noi. Facciamo due esempi che all'apparenza sembrano simili ma che ti spiegano la differenza okay? Allora, A Quiet Place con Emily Blunt e John Krasinsky ce l'hai presente? Il mondo è stato invaso da creature ipersensibili ai rumori e l'umanità è costretta a vivere nel più assoluto silenzio. Okay, queste creature non fanno parte del nostro mondo, sono una minaccia letale arrivata non si sa da dove ma noi riusciamo ad adattarci per sopravvivere restando in silenzio e alla fine del film si trova pure una soluzione per ucciderli perché siamo in un sistema di preda-predatore classico dell'horror e della lotta animale. Conosciamo la minaccia, le sue debolezze e i suoi punti forti e ci adattiamo e controbattiamo. Questo è un horror classico che più classico non si può. Un horror cosmico può essere The Mist, quello del 2007 in cui dopo una forte tempesta sale una nebbia che intrappola una cittadina e dentro sta nebbia è pieno di mostri e altri orrori vari. Sembrano simili ma la differenza è sottile. Se in the quiet place come ti ho detto noi conosciamo la nostra minaccia e siamo al suo stesso pari per combatterla, in the mist l'umanità è totalmente sopraffatta da qualcosa che boh, da dove viene? Come si è scatenata? Non si sa. L'horror cosmico e lovecraftiano gioca proprio sulla paura di qualcosa che non si sa da dove viene, non si sa neanche cos'è, capito? Perchè un conto è dei mostri brutti alieni e dici okay, sono mostri brutti alieni venuti giù da un meteorite o con un disco volante nel caso di invasioni aliene ecc, ma una nebbia? Boh, è nebbia come fanno a starci i mostri incredibili nella nebbia La stessa Cosa di Carpenter, che è? Boh, è venuta dallo spazio o è un essere che viveva già tra i ghiacci che si è risvegliato? Boh, lo sai te? Io no. Le minaccie cosmiche lovecraftiane sono sempre subdole, non ne conosci l'origine e puoi pensare che siano sempre state parte della Terra, magari nascoste o intrappolate in ghiacciai, o sotto il mare ed essendo creature mostruose e antiche si scatena il pensiero: ma quindi, c'erano prima di noi? Sono loro i padroni e noi siamo l'ultimo posto della catena alimentare per loro? Si innesca questo si sistema di paura e di riverenza verso qualcosa di infinitamente più antico e potenzialmente letale di noi. Il Sublime. E trattiamo la minaccia con una riverenza quasi sacrale, come parlassimo di divinità.
E qui si arriva proprio al cuore di Lovecraft. Chutlhu e tutta la sua mitologia. Su Chtulhu esistono intere letterature stra interessanti ma che non starò qui a sciorinarti. Volevo porre invece la tua attenzione su un'altra cosa. Il dio Chtulhu creato di Lovecraft a noi risulta anacronistico, questo perché: perché il suo aspetto è quello di un calamaro gigante e possiamo supporre che Lovecraft lo abbia ideato visto il livello di conoscenza del mondo sottomarino ai suoi tempi. Ora noi non saremmo impressionati dalla scoperta di un calamaro gigante, abbiamo una conoscenza dei fondali molto limitata ma comunque più ampia rispetto a un secolo fa, c'è da immaginarsi che i primi del 900 l'idea di un calamaro gigante potesse rientrare tra quelle liste di fenomeni esposti alle fiere dei mostri e meraviglie. Era impensabile ai tempi che esistessero creature così e se ne rimaneva affascinati e turbati. Oggi la situazione è molto diversa. Abbiamo una grande conoscenza del nostro pianeta e raramente vengono fatte scoperte che ci turbano, Chtuhlu immaginato come un calamaro gigante, un Davy Jones enorme non è così spaventosa. Potremmo fare un gioco e provare a cercare esempi di incomprensibile che oggi ci turberebbe come ai tempi di Lovecraft fece l'idea di un mostrone calamaro. Magari legato alla tecnologia. A me un esempio è venuto già in mente, poi la foto te la metto su instagram così capisci cosa intendo. Hai mai visto la foto quella della stanza con gli oggetti incomprensibili? E' una foto che gira su internet da un po' ed è praticamente una stanza con un sacco di oggetti buttati allo sbaraglio, lì per lì quando la guardi sembra avere senso ma più la guardi più ti accorgi che non esiste assolutamente niente di comprensibile, gli oggetti non sono reali, sono solo macchie distorte che sembrano oggetti ma non lo sono. E' totalmente incomprensibile. Per me quello, o tipo le immagini generate dalle intelligenze artificiali possono essere qualcosa di oltre la nostra capacità di comprendere che diventato lo Chtuhlu moderno. Fiu, okay, ora che abbiamo fatto questa lunga e spero interessante digressione sull'horror cosmico in generale, vediamo di parlare di tre film che per me rappresentano al massimo questo sottogenere. Senza entrare troppo nel ciclo di Chtulhu sappiamo che Lovecraft ha creato un pantheon di divinità antichissime, creature oltre la nostra comprensione e contro cui non possiamo niente. Ecco, nel 2011 è stato fatto un film che pare un po' una pecionata lì per lì ma che alla fine ti da uno schiaffone proprio alla Lovecraft. Il film di cui parlo è The Cabin In The Woods, che si presenta come un po' il tipico horror di fine anni 80 con i teenager stereotipati e arrapatissimi che vanno in vacanza in un posto inquietantissimo e super economico e puntualmente vengono ammazzati uno per uno da qualcosa. E' il momento degli spoiler, fugga chi non lo ha visto o chi desidera non sapere niente perché arriva la rivelazione finale: alla fine delle ammazzatine misteriose rimangono solo due sopravvissuti che scoprono una cripta in cui un gruppo di ricercatori compie dei rituali e sacrifici annui per placare la sete di divinità antiche che si stanno risvegliando e praticamente quello che sembrava uno slasher paranormale diventa un horror cosmico in cui gruppi di giovani vengono sacrificati a questi dei per evitare che si risveglino e riconquistino il mondo. Ma dato che nel 2011 non eravamo intelligenti, i protagonisti mandano in fumo tutto il piano del culto dei ricercatori e gli antichi dei vengono liberati e il mondo finisce. Lovecraft pieno, potrebbe averlo scritto lui un racconto con questa trama. [audio di Quella Casa Nel Bosco] Restando invece proprio nel basico classicissimo lovecraftiano, abbiamo un film recentissimo che ha come coprotagonista nientepopodimeno che Chtuhlu ma forse non tutti se ne sono accorti. [audio The Lighthouse] Hai riconosciuto questa scena? Willem Defoe che tormenta Robert Pattinson nella sua prima notte come guardiano del faro? Quello che per me è uno dei migliori registi in generale e registi horror di sempre e degli ultimi anni è Robert Eggers, il regista di The Witch e di, appunto, The Lighthouse. Delirio da isolamento, leggende marine e una misteriosa presenza nel faro la fanno da padrona in questo capolavoro di cui ho parlato già ampiamente nel mio canale Youtube Annamaria Ristori, per chi volesse un'analisi più specifica. Ti dicevo no però che qui c'era la presenza di Chtuhlu, ci avrai fatto caso immagino. Qui entriamo di nuovo in zona spoiler, non serve che te lo dica. Per tutto il film Robert Pattinson si interroga su cosa nasconda Willem Defoe in cima al faro, più si avvicina più capisce che si tratta di una creatura viscida, con tentacoli. Peccato che dopo averlo guardato in faccia per la prima e unica volta, ritroviamo il nostro Robert del cuore carbonizzato, completamente sfracellato al suolo. Non voglio dilungarmi sulle tematiche della pellicola, da Prometeo, al gabbiano della ballata del marinaio di Coleridge, che come ti ho detto ho già affrontato in un'altra sede, voglio però soffermarmi sulla presenza di Chtulhu e la sua importanza in questo film. Lovecraft ci dice che Chtulhu può portare alla follia poiché per noi incomprensibile. Alla vista è qualcosa di troppo, troppo diverso, troppo alieno per essere capito e dovrebbe creare un cortocircuito nella nostra capacità di elaborazione e comprensione. La stessa cosa accade ai nostri guardiani del faro. Se Willem Defoe si era reso un servitore della creatura che vive in cima al faro, abbandondandosi al suo culto, sacrificando la sua sanità mentale, Robert Pattinson (oh ovviamente è scontato che lo dica, parlo dei personaggi eh) è totalmente all'oscuro di ciò che si nasconde lassù, il suo collega gli proibisce di scoprirlo, forse per proteggerlo da quella scoperta? Però come un moderno Prometeo alla fine di tutto, il personaggio di Pattinson va a scoprire il segreto della luce del faro e fa la fine che ti ho detto. In poche parole: alla vista dello Chtuhlu, è impazzito, come Lovecraft ci insegna. L'ultimo film di cui voglio parlarti è un classico, tratto da un libro ancora più classico, che attinge a Lovecraft, a HG Wells proprio al limite dell'omaggio. Stephen King è un fuori di testa, lo sappiamo, la sua capacità di creare horror su qualsiasi entità vivente o meno rasenta il comico, e famosa è la sua consumazione di sostanze MOLTO stupefacenti durante la stesura dei libri. Però i suoi romanzi sono diventati classici, primo tra tutti IT, da cui sono stati tratti la miniserie cult con Tim Curry e i due film con Bill Skarsgard. Se conosci Penniwise solo grazie alle sue trasposizioni su pellicola ti mancano dei tasselli fondamentali sul perché IT è un horror lovecraftiano. Indovina? Spoiler, ma aiutami a dire spoiler. Spoiler grossi così da ora in poi che se non hai letto IT ti rovina i colpi di scena, quindi procedi con cautela e tua discrezione. Io vado eh... It potrebbe rientrare tranquillamente nel pantheon di Lovecraft, poiché prima che l'universo si creasse, esistevano già tre entità: La Tartaruga, il Bene, creatrice stessa dell'universo e forte influenza alleata dei protagonisti nella battaglia contro It, che non è altro che il Male e viene identificato con i titoli 'La Divoratrice di Mondi' o 'Eterna', e dato che ci piace essere inclusivi, ci dobbiamo riferire ad It in quanto un'entità femminile. It è una mostrona tra l'altro incinta e pronta a creare altri ittini e ittine che con cui era pronta a divorare gli abitanti di Derry, essendo appunto lei la divoratrice di Mondi. Ultima entità che esisteva prima dell'universo è l'Altro, creatore di It e della Tartaruga, forse il nostro dio cristiano e giudaico, ma non si sa. Praticamente It è una fan fiction sul pantheon di Lovecraft. Questo nei film non te lo dicono, ma te lo dico io! E anche oggi ci siamo portati a casa questo episodio, per me pesantissimo perché abbiamo trattato argomenti complessi che spero di averti reso comprensibili e leggeri. Ti prometto che per ripagarti della tua attenzione, per il prossimo episodio sto preparando una cosa molto speciale ihih, Aspetta e vedrai che ne varrà la pena! Ciao!

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